Roma, 16 lug – “Un respingimento verso la Libia è fuori dalle norme, sarebbe condannarli a morte o alla detenzione”. A dirlo è l’ammiraglio Vittorio Alessandro, già responsabile delle relazioni esterne delle Capitanerie di porto negli anni in cui erano più frequenti gli sbarchi nell’isola di Lampedusa. Nell’intervista rilasciata oggi ad Avvenire, l’ufficiale della Guardia costiera afferma poi di “condividere l’imbarazzo e un grande senso di impotenza” che in questo momento avrebbero i suoi colleghi. Di quale imbarazzo parla l’ammiraglio Alessandro? E a cosa si riferisce con “senso di impotenza”?
L’ammiraglio fornisce questa spiegazione: “Non so quanto sia moneta corrente ancora l’umanità, ma in mare c’è la regola del salvataggio come prima risposta. Il resto viene dopo. Ritengo di poter condividere con tutti i marinai, coi quali ho fatto un percorso di vita, un imbarazzo e un grande senso di impotenza”. L’umanità come moneta corrente? Possibile che un ufficiale italiano non comprenda che agevolare gli sbarchi sia quanto di meno “umanitario” si possa fare? Il resto viene dopo, ci dice l’ufficiale. E invece si dovrebbe prevenire, impedendo le partenze. Non fregarsene e lasciare tutto al “caso”.
Secondo l’ammiraglio poi, riconsegnare alla Libia gli immigrati “è fuori dalle norme. Già l’Italia venne sanzionata, quando era ministro Maroni, per la restituzione di persone che erano fuggite”. Tradotto? Il governo deve accogliere tutti senza se e senza ma. Visto che, sempre secondo l’ufficiale della Guardia costiera, la Libia non offre porti sicuri e che “in realtà le persone respinte sono dei morti che camminano, destinate a non restare in vita o a finire in condizioni di detenzione”.
Di conseguenza tutti i clandestini che arrivano sulle coste italiane “dovrebbero essere sottoposti a un trattamento di accoglienza previsto dalle nostre leggi”. Anche qui viene da chiedersi: quali sarebbero le leggi a cui fa riferimento Alessandro? Un clandestino, che in quanto tale sbarca in Italia, non ha alcun diritto (a norma di legge, appunto) di rimanere in Italia, semplicemente perché non è fornito di documenti e non ha appositi permessi per starci. La legge italiana, come di qualunque altro Stato sovrano, questo prevede. Non altro.
Eugenio Palazzini

4 Commenti

  1. io credo che conferire le greche da Ammiraglio ad uno che fa l’addetto stampa della Guardia Costiera sia già un qualcosa di impensabile…dopodiché sarà bene ricordare a questo dipendente pubblico,che mandare in Libia i nostri natanti addetti SAR,significa di fatto sguarnire in operazioni di soccorso AUTENTICHE (vedi Moby Prince,Costa Concordia) i nostri mari, e questo riferito anche a natanti stranieri incrocianti nelle nostre acque di competenza SAR italiana.
    sarebbe come se un direttore ULTRABUONISTA di una USL,che so, di Latina,mandasse le proprie ambulanze per soccorrere infortunati a Bolzano o Cosenza…

  2. Traditore della patria e ignobile servo piddino, come tanti prefetti e alti ufficiali nominati da politicanti indegni e vili comunisti…….. resta sul solco dei tanti codardi e vigliacchi figli di una burocrazia parassita cattocomunista.

  3. E fisiologico dell’ inefficienza italiana avere punti deboli che impediscono che le cose vadano per la giusta direzione. Che l’invasione africana paghi e qualcuno ci guadagni.. e’ abbastanza chiaro.Del resto Sorus ha dichiarato che avrebbe raddoppiato i suoi sforzi.

  4. Prego, andatevi a leggere il libro “Navi e poltrone” di Antonino Trizzino ed apprenderete quali sono le antiche tradizioni di alcuni ufficiali della nostra marina militare.

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