Roma, 21 set – “Fulgori chiusi in te, non mai svelati,

se non come barlume ed apparenza

Sangue di Enea Ritter

d’imponderabili aliti d’essenza

gelosi del mistero in cui son nati”

(Gic – Girolamo Comi, in Krur 1929, dal “Cantico del Tempo e del Seme”)

Il proseguimento del nostro Speciale per il Gruppo di Ur, nel presente articolo, ci conduce ad analizzare sinteticamente la compagine esoterica numericamente (e non solo) più consistente presente nell’ambito del sodalizio magico in riferimento, cioè quella antroposofica, avente come Maestro di riferimento il celebre Rudolf Steiner. Questo affascinante esoterista austriaco si caratterizzò sin dai primi del ‘900 per rappresentare un percorso differenziato rispetto al mondo occultistico e teosofistico, da cui ebbe il coraggio di staccarsi, pur mantenendo pesanti e problematiche eredità di natura teoretica ed interpretativa. L’Antroposofia, infatti, ebbe come prima cellula la sezione tedesca della Società Teosofica, che pose in atto una polemica rottura coi dettami di Madame Blavatsky e di Annie Besant, recuperando, come gli scritti e le innumerevoli conferenze di Steiner dimostrano, un patrimonio sapienziale di origine rosicruciana e paracelsiana, che nelle derive pseudo – orientali dei teosofisti sono completamente assenti.

In detta dottrina permangono interpretazioni e visioni non troppo in linea con quella che fu poi definita essere la Sophia Perennis, come l’accentuazione di un marcato evoluzionismo o dell’assunzione di un certo cristianesimo esoterico, oltre che della stessa figura del Cristo, come centri nodali della propria visione del mondo. La prima diffusione dell’antroposofia in Italia è da attribuirsi alla baronessa Emmelina De Renzis, che incontro Steiner nel 1911 a Bologna in occasione di un convegno internazionale di filosofia, la quale, in seguito, ebbe modo non solo di essere la traduttrice delle prime opere in italiano dell’esoterista austriaco, ma anche di far delle proprie dimore e poi della Lega Teosofica Indipendente un centro di conoscenza e di incontri, nella Roma dei primi del ‘900, non solo di antroposofi, ma anche di ermetisti, pitagorici e magisti, tra cui non mancarono Julius Evola e Arturo Reghini.

In tale contesto, Evola conobbe i poeti antroposofi Arturo Onofri (Oso) e Girolamo Comi (Gic), il noto uomo politico Colonna di Cesarò (Breno – Arvo), figlio della De Renzis, Corallo Reginelli (Taurulus) ed la figura più autorevole, cioè Giovanni Colazza (Leo), medico e forse il discepolo più vicino a Rudolf Steiner. Problematico è, inoltre, l’inserimento di Massimo Scaligero nel Gruppo di Ur: pur conoscendo molti protagonisti, da Reghini ad Evola, oltre che ad una giovanile esperienza nel Circolo Virgiliano di Kremmerz, il nostro sembra non esser stato organico al sodalizio, rinsaldando solo in seguito il suo rapporto con Giovanni Colazza, quale suo istruttore, dopo l’indirizzo datogli da Evola.

Dal punto di vista della collaborazione con Ur, è necessario evidenziare la considerazione che Evola ebbe delle dottrine dello Steiner, che lo spinsero, nonostante le tante riserve ad ospitare così tanti antroposofi nel gruppo da egli stesso diretto: “In realtà l’attività dello Steiner è stata rimarchevole. Egli non presenta propriamente i caratteri di un medium o di uno squilibrato. Sotto certi aspetti anzi, può dirsi che pecca nel senso opposto, ossia di uno spirito scientifico-sistematico ad ogni costo. Se molte fra le sue concezioni non stanno meno nel fantastico di quelle teosofistiche, pure può dirsi, a differenze di queste, che nella sua pazzia vi è molto metodo. Nella sua opera troviamo le stesse incomprensioni legate alla legge del karma, e una trasmigrazione ridottasi a rincarnazione, quelle stesse superstizioni evoluzionistiche, ecc. Chi però fosse in grado di operare una specie di purificazione di dette vedute dalla temporalità storica, potrebbe venire a qualcosa di valido. È possibile separare questa parte deteriore della dottrina dal resto? Nella persona di gran parte degli aderenti ciò non è facile. Essi giurano in verba magistri e guai a chi tocca anche un solo dettaglio della dottrina del maestro. D’altra parte è troppo naturale che ad un certo livello torni più comodo adagiarsi nelle visioni dell’evoluzione cosmica e del resto, che non darsi praticamente ai metodi dell’iniziazione individuale. Ma dottrinalmente, la separazione si può fare, nel senso che si può riconoscere che lo Steiner ha dato degli insegnamenti pratici e dei criteri di discriminazione che sono validi, e che possono essere utilizzati con piena indipendenza dal resto: dall’evoluzione, dalla rincarnazione, dal Cristo ormai operante in noi, dagli ideali di collettività mistica e dell’inevitabile “amore” e via dicendo. Il punto fondamentale egli lo comprende: occorre che l’uomo realizzi appieno il potere della percezione chiara e distinta, del pensiero logico, della visione oggettiva. L’ideale è quello di una scienza esatta del sovrasensibile” (Evola, Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo, Edizioni Mediterranee, Roma 1990, pag. 91ss.).

È peraltro innegabile come le monografie nelle quali Evola riprese le idee e gli esercizi di Colazza, siano state, insieme ai contributi di natura ermetica e pitagorica, l’ossatura essenziale di “Introduzione alla Magia”, assieme a quelli di “Luce” (Parise) e Abraxa (Quadrelli), della parte ascetico – operativa del Gruppo e dell’opera. Tale importanza si manifestò ulteriormente, successivamente e misteriosamente nel 1971, quando Evola, nell’ultimo aggiornamento di “Introduzione alla Magia”, nel terzo volume, inserì i sei esercizi di Steiner, col titolo di “Liberazione delle facoltà”, allegando anche un personale commento. L’importanza, dunque, del contributo antroposofico ad Ur, secondo quella che è la nostra personale interpretazione, è afferente al percorso realizzativo del cosiddetto “Pensiero Vivente”, quale necessaria catarsi, quale indispensabile ascesi pre – iniziatica, determinante quella centratura di sé, quella dimensione di intangibilità rispetto alle acque ed alla lunarità dell’uomo ordinario, quel governo interiore, che gli Stoici avevano identificato con l’Egemonikon. E’ il primo sgrezza mento della Pietra da parte dell’Aurea Confraternita dei Rosa+Croce, quale fronte dello spirito, quale dimensione trasfigurata dell’anima.

La dottrina antroposofica del Pensiero Vivente, oltre che lo stato di veglia apparente da dover inizialmente e necessariamente superare, conduce alla giusta concentrazione sulla condizione mentale richiesta affinché l’Opus Magicum possa esplicitarsi e la Libertà Assoluta possa affermarsi. Non si può conoscere realmente la propria “natura vera” se prima non viene totalmente dissolta l’individualità profana che la oscura, che cela forze vitali e divine senza nome e senza figura, una potenzialità magica senza restrizioni, senza condizionamenti, che permette la libera espressione del Genio personale, la ritrovata reggenza del seme divino che ci ha informati. Il processo trasmutatorio che consente tale ritrovata autonomia è la liberazione dai vincoli istintuali, dalle componenti psico-organiche più vicini agli elementi Terra ed Acqua, e dalla corrente perennemente instabile delle percezioni sensoriali, esterna ed estranea a se stessi, che l’ambiente ci obbliga ad assimilare, quasi come se fossimo nelle condizioni di un uomo in procinto di annegare e che non sa opporsi né alla corrente delle acque che lo sovrastano né all’incapacità del proprio corpo di reagire. Il superamento, quindi, deve divenire assolutamente effettivo e reale: la palingenesi si estenda alla condizionalità della propria esistenza, del proprio misticismo, attuando una Libertà che sia realmente tale, cioè frutto di un processo trasmutatorio individuale, severo, spartano, romano, che contempli ogni aspetto del nostro essere, al di là di puerili intellettualismi o di fascinazioni filosofiche o pseudo-iniziatiche: questo è il senso della Filosofia della Libertà di Rudolf Steiner.

Il messaggio non sembra più venire dal difuori, ma sembra sorgere dal nostro interno, portando a luce, e valorizzando nello stesso tempo, esperienze interiori nostre il cui valore e il cui significato ci era sfuggito” (Leo – Giovanni Colazza, in Ur 1927 in “Sull’atteggiamento dinanzi all’insegnamento iniziatico).

Luca Valentini

Leggi il primo e il secondo capitolo dello speciale sul Gruppo di Ur

2 Commenti

  1. Trovo queste considerazioni alquanto mistificatorie: Il “cosa” dell’Insegnamento di Rudolf Steiner è centrato proprio su quello che il tradizionalismo,incapace di cogliere il vero senzo della storia dell’occultismo del XIX e XX SEcolo, ha “sullo stomaco”, ossia la dottrina della reincarnazione e del karma e la centralità della figuta del Cristo, nonchè l’eternità di ogni singolo Io umano, ne sia consapevole o meno la personalità terrena in cui detto Io si incarna: Questo contenuto i di fondo, ossia il “cosa” di Anthropos-Sophia nasce certamente da un “come” ossia dalla pratica della Via del Pensiero, che Steiner portò, nella sua esperineza, fino al “vivere nei due mondi”,,,,ed al culmine , stando alle sue parole autobiografiche, ci fu l’incontro col Risorto, il cui solo nome fa sobbalzare i “neopagani”… Allora se il “cosa” non vale in quanto “teosofista” (qui ci sarebbe da discutere parecchiuo, ,l’ho fatto nella mia “bio” di Steiner ed altrove) non vedo come si possa salvare il “come” che porta al “cosa”,,,,, Ed infatti, privatamente e piu’ sinceramente Evola inveiva contro Steiner, accusandolo di aver “inserito il Crsto nella compagni tradizionale” (cito amemoria da un testo di MIchele Beraldo: La questione vera, nel “gruppo di Ur” è che la “Luce” circolava solo in presenza di Colazza, come Evola confidò a Scaligero….. Ma la moda di prendere da Steiner qualche “pezzo” per giustificare la propria weltanschauung che magari tutto è fuorchè scientifico-spiritualem, è alquanto diffusa, ma questo non le rende meno deprecabile…. In realtà nella questione del rapporto Evola-Steiner il vero problema fu di Giulio Cesare Andrea Evola che non riuscì mai a venire a capo del suo oscillare fra “amore” e”odio” nel confronti di quello che Massimo Scaligero chiama il “Maestro dei Nuovi Tempi”. Ma ora, nel suo “viaggio ultraterreno” l’Io che visse in Evola avrà forse ytrovato u modis vivendi….spero.

  2. Trovo queste considerazioni alquanto mistificatorie: Il “cosa” dell’Insegnamento di Rudolf Steiner è centrato proprio su quello che il tradizionalismo,incapace di cogliere il vero senzo della storia dell’occultismo del XIX e XX SEcolo, ha “sullo stomaco”, ossia la dottrina della reincarnazione e del karma e la centralità della figuta del Cristo, nonchè l’eternità di ogni singolo Io umano, ne sia consapevole o meno la personalità terrena in cui detto Io si incarna: Questo contenuto i di fondo, ossia il “cosa” di Anthropos-Sophia nasce certamente da un “come” ossia dalla pratica della Via del Pensiero, che Steiner portò, nella sua esperineza, fino al “vivere nei due mondi”,,,,ed al culmine , stando alle sue parole autobiografiche, ci fu l’incontro col Risorto, il cui solo nome fa sobbalzare i “neopagani”… Allora se il “cosa” non vale in quanto “teosofista” (qui ci sarebbe da discutere parecchiuo, ,l’ho fatto nella mia “bio” di Steiner ed altrove) non vedo come si possa salvare il “come” che porta al “cosa”,,,,, Ed infatti, privatamente e piu’ sinceramente Evola inveiva contro Steiner, accusandolo di aver “inserito il Crsto nella compagni tradizionale” (cito amemoria da un testo di MIchele Beraldo: La questione vera, nel “gruppo di Ur” è che la “Luce” circolava solo in presenza di Colazza, come Evola confidò a Scaligero….. Ma la moda di prendere da Steiner qualche “pezzo” per giustificare la propria weltanschauung che magari tutto è fuorchè scientifico-spiritualem, è alquanto diffusa, ma questo non le rende meno deprecabile…. In realtà nella questione del rapporto Evola-Steiner il vero problema fu di Giulio Cesare Andrea Evola che non riuscì mai a venire a capo del suo oscillare fra “amore” e”odio” nel confronti di quello che Massimo Scaligero chiama il “Maestro dei Nuovi Tempi”. Ma ora, nel suo “viaggio ultraterreno” l’Io che visse in Evola avrà forse ytrovato u modis vivendi….spero.

Commenta