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MinervaLecce, 6 lug – La Soprintendenza per i beni archeologici della Puglia ha annunciato il ritrovamento, a Castro, di una statua acefala di donna, alta circa tre metri, scolpita nella pietra e rivestita da un sottile strato di vernice rossa che ne colora il panneggio. Una scoperta di per sé notevole, che potrebbe diventare sensazionale qualora fosse confermata la tesi avanzata dai ricercatori, ovvero che la statua sia la Minerva che dal mare apparve a Enea, in fuga da Troia col padre Anchise e il figlio Ascanio.
La campagna di scavi condotta nel sito di Castro, in località “Capanne”, è tesa proprio a confermare le varie fonti letterarie che vorrebbero collocare in questa costa del basso Salento l’approdo di Enea. Già nel 2008 gli archeologi Amedeo Galati e Emanuele Ciullo, allora diretti dal professore Francesco D’Andria, rinvennero una statuetta bronzea di Atena Iliaca con elmo frigio. Un reperto avente le stesse caratteristiche di due bronzetti scoperti nel santuario di Atena a Sparta, con una simile postura della gamba sinistra flessa all’indietro, e con indosso il peplo e l’elmo a calotta. Elementi che, accompagnati dal ritrovamento di cocci, vasellame e monili con effigi riconducenti alla dea, indussero gli archeologi a ipotizzare la presenza in loco di un Athenaion. Il sito, di fondazione cretese o greca, dopo la dominazione messapica divenne colonia romana nel 123 a.C. col nome di Castrum Minervae, derivato proprio dalla presenza di un tempio dedicato ad Atena. Il fatto che la Minerva romana mutuasse le sembianze dalla dea troiana, più che da quella ellenica, è confermato da fonti letterarie: Strabone, ad esempio, spiegava che “a Roma Atena viene chiamata Iliaca, come se fosse giunta da Ilio”.statua
Accertare che Castro sia stata, effettivamente, il luogo di approdo di Enea significherebbe confermare quanto narrato da Virgilio nell’Eneide. Il poeta romano traccia una rotta che da Ilio giunge in Tracia, poi attraversa l’Egeo e fa tappa a Creta. Da qui il principe dei Dardani circumnaviga il Peloponneso, lambisce le coste delle isole Ionie, Lefkada, Itaca, Corfù, e giunge a Butrinto, nell’odierna Albania. Siamo nel libro III, e Virgilio descrive così l’ultimo tratto: “ci spingiamo innanzi sul mare, tenendoci accosti alle vicine scogliere Ceraunie, da dove è la via per l’Italia e più breve il viaggio sulle onde […] e già, fugate le stelle, rosseggiava l’Aurora, quando da lungi scorgiamo oscuri colli e il basso lido dell’Italia […]Le invocate brezze rinforzano, e già più vicino si intravede un porto, e appare un tempio di Minerva su una rocca. 
Francesco Pezzuto

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