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151242741-6e261e08-6cca-460d-b277-3fca3147e83eRoma, 6 lug – Il referendum greco ci pone di fronte a una serie di dati di fatto. Il primo e più plateale è che, di fatto e tranne ben circoscritte eccezioni, quando i popoli europei vengono chiamati a votare sull’Unione europea sempre più spesso esprimono tutta la loro contrarietà.
Il perfetto governo europeista, non a caso, è stato quello di Mario Monti: un governo di non eletti, che del rifiuto del mandato popolare faceva un pilastro della propria ideologia.
Non c’è bisogno di essere degli ultras della democrazia o delle procedure elettorali – e chi scrive non lo è – per rendersi conto che questo comunque costituisce un problema: una costruzione politica che non ha consenso, che è lontana dai popoli, che fa della sua vocazione oligarchica un vanto può dar vita solo a un esperimento elitario di breve durata.
Di queste élite che sostengono malamente il traballante edificio europeo fanno parte anche i giornalisti che ci raccontavano di una società greca convintamente schierata per il sì, con tanto di soliti sondaggi farlocchi e di servizi che avrebbero fatto vergognare la tv di Ceausescu, in cui le oceaniche manifestazioni per il no venivano fatte passare per eventi a sostegno del sì.
Non solo chi ci amministra, ma anche chi interpreta e racconta la realtà è totalmente sganciato da essa. La frattura tra alto e basso continua ad allargarsi, quella fra destra e sinistra è sempre più irrilevante.
Detto questo, sarebbe sciocco ora cantare vittoria, come se il no greco rappresentasse una scossa sovranista in grado di aprire chissà quali rosee prospettive. Per Tsipras si è trattato di una bella mossa di marketing e poco più. Ma di sicuro esso rappresenta una spallata (anche se non definitiva) all’Ue e all’Euro.
Queste due istituzioni sono ormai a fine corsa: hanno fallito storicamente. E allora demoliamole. E magari, sulle macerie, ricostruiamo un’altra Europa, rifondiamo un differente spirito europeo, stavolta con le priorità giuste e con strutture economiche più pragmatiche, flessibili, realistiche, meno ideologiche. È difficile, quasi impossibile. Ma è l’unica cosa che va fatta.
Adriano Scianca



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1 commento

  1. Rifondare? L’europa? A parte che l’orizzonte storico dell’Italia è il mediterraneo e non l’europa, ma ancora più grave è non aver capito che l’ideologia europeista è una ideologia di impotenza, di suicidio, di auto-annullamento.
    Riportiamo il fuoco a Roma, rifondiamo il nostro Stato-nazione, e ricominciamo a illuminare il mediterraneo. Con gli europei torneremo a darcele a breve tempo, appena ricominceranno a negare le nostre aspirazioni di potenza.

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