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sturaro italia germaniaBordeaux, 2 lug – Ultimo uomo. E’ condizione particolare quella di essere parte della rosa, ma messo ai margini. L’indice di attenzione, di concentrazione, di preparazione non può essere secondo a quello di nessuno, ma nelle rotazione, perché per ogni sportivo parla il campo, davanti a te la moltitudine. Poi arrivano gli episodi, gli infortuni di Marco Verratti e di Claudio Marchisio aprendosi uno spiraglio con direzione Francia, direzione Euro2016. Quella di questa sera sarà la partita, più di tutti gli altri, di Stefano Sturaro, centrocampista sanremese classe ’93 che veste la casacca della Juventus.

Per giocarsi i quarti di finale contro la Germania il mediano della Vecchia Signora ha dovuto resiste alla concorrenza di Giacomo Bonaventura – più in ballottaggio con Emanuele Giaccherini che con il ligure – durante le convocazioni effettuate da Antonio Conte e “approfittato” delle defezioni di Thiago Motta, squalificato, e di Daniele De Rossi, infortunatosi durante gli ottavi contro la Spagna. Il tecnico, che dopo la manifestazione continentale si siederà sulla panchina del Chelsea, conosce perfettamente Sturaro avendolo modellato come guerriero nel suo 3-5-2, sfruttando le caratteristiche di mezzala incontrista capace di inserimenti precisi e puntuali. Inserimento che riporta alla mente quello effettuato contro il Bayern Monaco durante la gara di andata degli ottavi di finale dell’ultima Champions League. La partita vedeva i tedeschi in vantaggio allo Juventus Stadium per 2-1 quando Alvaro Morata metteva un pallone insidioso nell’area piccola, Kimmich in ritardo e Sturaro si buttava in spaccata fissando il risultato sul 2-2. Un febbraio infuocato.

Dopo quella segnatura disse: “Nei giorni scorsi, Allegri mi ha fatto vedere un video con una situazione simile capitata a Bologna e in cui io non ci avevo creduto. Allora mi ha detto che dovevo andare dentro all’area sparato, senza pensare a niente. Ci ho lavorato un po’ su e alla prima occasione l’ho messo in pratica”. Cresciuto e fatto mediano da uno degli allenatori più interessanti del panorama tricolore, Ivan Juric ai tempi delle giovanili del Genoa, si adatta perfettamente a giocare in un reparto formato da tre, quattro o cinque centrocampisti. La duttilità è l’arma in più del nativo di San Remo, morde le caviglie, ma ha dimostrato di sapersi gettare nel cuore dell’area avversaria per cercarsi fortuna.

Non dovranno tremare i polsi, la Germania non permette tentennamenti. Non servirà guardare all’inesperienza. Non servirà a nulla sapere che Stefano Sturano in carriera ha vestito la maglia della nazionale italiana solamente tre volte, di cui una da titolare contro l’Irlanda durante i gironi – bene, ma non benissimo direbbero i diplomatici – bisognerà chiudere gli occhi, allungare la gamba e sputare sangue sul rettangolo verde. La maledizione azzurra nei confronti dei tedeschi, si trasformerà definitivamente nella versione per nazionali di quella che Béla Guttmann lanciò, ancora tutt’oggi in vigore, al Benfica di Eusebio? Lo scopriremo nella notte di Bordeaux.

Lorenzo Cafarchio