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sudafrica rugbyCittà del Capo, 30 apr – In Sudafrica il razzismo è un tema sempre presente quando ci si va a scontrare con qualsiasi situazione legata all’organizzazione di grandi eventi sportivi. Il problema principale è sempre lo stesso, i neri sudafricani non avrebbero il giusto spazio in determinate nazionali, la più bersagliata, come ben sappiamo è quella dello sport nazionale: il rugby. Non possiamo capire fino in fondo di chi sia la colpa, i neri preferiscono giocare a calcio in Sudafrica? Oppure riconoscono il rugby come il simbolo del colonialismo britannico; o più semplicemente sono meno portati per questo sport rispetto ai propri connazionali dalla pelle chiara.

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Il processo di equiparazione adottato dal paese degli Springboks in questo momento storico sta creando una situazione a dir poco incredibile. L’ultima assurda idea partorita dal parlamento del Sudafrica si chiama “Transformation Strategic Plan”: ovvero un progetto che prevede per il mondiale del 2019 una nazionale composta per il 50% da giocatori neri. Attualmente gli step di tale progetto non sono stati rispettati, dunque, il ministro dello sport Fikile Mbalula ha annunciato il blocco di ogni iniziativa a ospitare eventi internazionali per le quattro federazioni che non stanno rispettando l’indicazione politica: rugby, atletica, cricket e netball.

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Qui in Italia c’è chi si sfrega le mani: tra le candidate a organizzare la Webb Ellis Cup nel 2019, infatti, ci sarebbero anche Irlanda, Francia e proprio il nostro Belpaese. Il blocco operato dal governo sudafricano potrebbe giovare alle altre nazioni concorrenti, ma possiamo davvero gioire di una simile situazione? Quando parliamo degli Springboks parliamo della storia del rugby mondiale, parliamo della nazionale vincitrice del trofeo più importante al mondo nelle edizioni del 1995 e nel 2007. Questo processo di razzismo anti-bianco non farà altro che distruggere una delle realtà sportive che ha reso grande il Sudafrica e il rugby in tutto il pianeta. Naturalmente, nessuno s’indigna in occidente quando la discriminazione avviene contro i bianchi “brutti e cattivi”. Nessuno si commuove, non partirà alcuna campagna sui social con hashtag e foto strappalacrime. Tutto normale, nel mondo degli uguali.

Mauro Pecchia

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2 Commenti

  1. C’è un piccolo errore nell’articolo, la coppa del mondo del 2019 è già stata organizzata dal Giappone

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