St Louis, 13 lug – Un tribunale americano, quello di St. Louis in Missouri, ha condannato la Johnson & Johnson a risarcire 22 donne con 4,7 miliardi di dollari: le donne avevano accusato la multinazionale di prodotti per la cura della persona di aver contratto il cancro alle ovaie dopo aver usato il loro talco. Nel prodotto in questione ci sarebbero state tracce di amianto.

Non è la prima volta che l’azienda viene messa sotto accusa per i suoi prodotti a base di talco. In tutto il mondo si stima siano almeno 9mila i casi legali a tal proposito. Ma finora mai nessun caso è culminato in sentenze di questo tipo, e generalmente i processi si sono risolti con un ridimensionamento delle accuse.


Nel caso delle 22 donne l’accusa era ben precisa. Per anni le donne in questione avrebbero usato per decenni il talco per bambini della Johnson & Johnson per la loro igiene intima, e in seguito è stato diagnosticato loro un tumore alle ovaie. Secondo l’accusa la multinazionale era al corrente dell’amianto contenuto nei suoi prodotti ma non ha mai fatto nulla per toglierlo, né per avvisare i consumatori dei rischi che potevano incontrare.

L’azienda ha sempre negato ogni addebito, affermando che i suoi prodotti sono sicuri. A suo vantaggio ha sempre citato il fatto che nessuna agenzia federale abbia mai rimosso dal mercato il talco, nonostante nel 2006 l’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro abbia classificato il borotalco tra le sostanze cancerogene qualora venga usato sui genitali femminili.

Si è andati a processo, e in sei settimane sono stati sentiti decine di esperti. Alla fine la giuria, composta da sei uomini e sei donne, ha condannato la Johnson & Johnson e ha disposto il maxi risarcimento. Sono stati fissati danni compensativi per 550 milioni di dollari, e quelli punitivi per 4,14 miliardi di dollari. Le 22 donne hanno fatto causa anche al fornitore di talco della multinazionale, la società Imerys Talc America, che ha patteggiato la pena prima del processo.

Dal canto suo Johnson & Johnson si difende, si dice profondamente delusa e sostiene che il verdetto sia il risultato di un “processo fondamentalmente ingiusto”. E il portavoce della multinazionale, Carol Goodrich, ha aggiunto: “i diversi errori presenti in questo processo sono stati peggiori di quelli nei precedenti processi che sono poi stati capovolti”. Nei vari processi in cui l’azienda è stata coinvolta, tutti intentati per lo stesso motivo e cioè che il talco J&J fa venire il cancro, c’è sempre stato il ricorso in appello.

Anna Pedri

 

 

 

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