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Roma, 2 set –  Il tritacarne del Black lives matter si ingoia anche il cantante dei Talking Heads David Byrne ,che è stato recentemente costretto a scusarsi per aver interpretato persone di colore in un video promozionale del 1984 per il film-concerto dei Talking Heads Stop Making Sense. Negli Stati Uniti se dici blackface dici Satana, Hitler, da ben prima del Black lives matter. La psicosi per questa usanza nel Nuovo Continente ha colpito un po’ tutti, con effetti più o meno grotteschi: da Mary Poppins ai maglioni di Gucci, passando per la figuraccia epica del politicamente correttissimo primo ministro canadese Justin Trudeau, che, pare, da giovane fosse fan del pittarsi la faccia come i suoi fratelli africani. Per la Santa Inquisizione progressista, l’usanza di dipingersi viso e corpo truccandosi esasperando alcuni tratti del volto per assumere le sembianze stilizzate di un nero è una pratica ritenuta retaggio degli Stati Uniti dell’epoca segregazionista – quindi, chi lo fa, è da considerarsi alla stregua di un membro del Ku Klux Klan. 

Nello sketch, Byrne interpreta una serie di personaggi che lo intervistano, tra cui un afroamericano. Il passo indietro con relativo inginocchiamento sui ceci è stato quasi automatico. «Recentemente un giornalista mi ha fatto notare una cosa che ho fatto in un video promozionale nel 1984 per il film concerto dei Talking Heads Stop Making Sense», ha scritto Byrne su Twitter. «Vesto i panni di vari personaggi che mi intervistano, e alcuni dei essi sono di colore. Avevo quasi dimenticato quella scenetta e mi fa piacere che qualcuno me l’abbia ricordata. Mi riguardo mentre interpreto quei personaggi, tra cui alcuni con il volto nero e marrone, e capisco che quel video è frutto di un errore di valutazione e di una grave mancanza di comprensione. È come guardarsi allo specchio e vedere qualcun altro: non sei, o non eri, la persona che credevi di essere».

Continua Byrne: «Tutti abbiamo enormi punti deboli – beh, io certamente li ho. Mi piace pensare di essere migliore di errori come questo, ma evidentemente all’epoca non lo ero. Come dico alla fine del nostro spettacolo di Broadway American Utopia, “anch’io ho bisogno di cambiare”. E credo di essere cambiato da allora. Mi auguro che le persone possano comprendere che io, come chiunque altro in realtà, sono cresciuto e cambiato, e che il passato può essere esaminato con onestà e senso di responsabilità».

Cristina Gauri

4 Commenti

  1. Anche David Byrne, come tutte le star pentite a posteriori di quello che fecero in passato, sono patetici oltreché ridicoli.. ennesimo mito che cade miseramente…

  2. Questa storia dei Black lives matter sta diventando una vera pagliacciata che, sicuramente, si ritorcerà contro gli stessi membri. L’unica cosa che non capisco è che tutti i cittadini americani, compresi questi nuovi paladini della giustizia, non dovrebbero vivere negli USA, neri compresi, perchè quelle terre sono solo dei nativi americani. Quindi cari ex inglesi, francesi, italiani, ebrei, africani, sud americani, cinesi e compagnia bella ve ne dovreste andare e tornare da dove siete venuti perchè i vostri avi hanno STERMINATO, per rubargli le terre, i veri americani.

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