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Roma, 2 set – Anche se tutta la maggioranza ripete a perdifiato che le Regionali non influiranno sul destino del governo giallofucsia, è sempre più chiaro che le cose non stanno affatto così. Anzi, l’agitazione si fa sempre più palpabile, soprattutto nella stanza dei bottoni del Partito democratico. Anche perché i sondaggi sono effettivamente preoccupanti: a parte la Campania, dove lo «sceriffo» De Luca ha già la vittoria in tasca contro la «minestra riscaldata» Caldoro, si sta sempre più profilando una disfatta del centrosinistra. Naturalmente gli occhi sono tutti puntati sulla Toscana, dove il Pd non è ancora sicuro di spuntarla, visto che un sondaggio parla di un testa a testa tra Giani e la Ceccardi. E qualora la storica «roccaforte rossa» dovesse cadere, gli effetti potrebbero essere imprevedibili.

Franceschini sfida Renzi

È per questo motivo che è sceso in campo anche Dario Franceschini per ricompattare le file dei dem. E, come assicura Tommaso Ciriaco su Repubblica, «quando parla Dario Franceschini, significa che la situazione è seria. Addirittura grave». Stando al retroscena di Ciriaco, infatti, l’aria nel Pd si è fatta pesante, e in caso di un catastrofico 5-1 (con perdita della Toscana) non solo sarebbe in bilico la segreteria di Zingaretti, ma addirittura la tenuta dell’esecutivo giallofucsia: «Penso che non ci siano altri governi e altre maggioranze possibili in questa legislatura», ha detto Franceschini mandando un messaggio neanche troppo velato a Matteo Renzi. Che però, da parte sua, ha già fatto sapere a Zingaretti che per lui «il Conte bis è finito».

Il futuro del governo passa dalle Regionali

Il leader di Italia viva, d’altronde, non vede l’ora di dare il benservito al premier e di varare il governo di «unità nazionale», cioè la grande ammucchiata delle larghe intese. Molto probabilmente con l’appoggio provvidenziale di Silvio Berlusconi, che è stato corteggiato persino da due insospettabili: Romano Prodi e Carlo De Benedetti, cioè i suoi due acerrimi nemici. È proprio per questo che Franceschini è entrato a gamba tesa, dicendo chiaro e tondo che, se cade Conte, si torna al voto. Punto e basta. Insomma, è chiaro che l’esito delle Regionali sarà decisivo. In caso di sconfitta di misura del Pd, non è escluso un semplice rimpasto, magari con l’ingresso di Zingaretti nella squadra di Conte, come vicepremier o ministro dell’Interno. Ma se la testa del segretario dem dovesse cadere a causa di una disfatta, il destino di Conte potrebbe essere segnato, con Renzi pronto a chiamare Mario Draghi per la grande ammucchiata. In ogni caso, ci sarà da divertirsi.

Elena Sempione

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