Roma, 13 mar – La lotta contro il globalismo turbocapitalistico deve essere anzitutto culturale. Nella forma di una lotta contro il nuovo ordine mondiale che esso impone a ogni latitudine, colonizzando e desovranizzando le nostre teste. L’obiettivo della global class egemonica è sempre il medesimo: fare sì che gli schiavi amino le proprie catene. È in quest’ottica che deve essere letta la vicenda del treno ad alta velocità, abbreviato in Tav. La sua funzione è largamente nota: favorire la libera circolazione delle merci e delle persone, ossia garantire l’attuazione del caposaldo del globalismo economico di marca liberista. Prima le merci, ut semper. E solo in seconda battuta le persone, esse stesse ridefinite come merci che liberamente scorrono onnidirezionalmente di moto browniano sul piano liscio e deregolamentato del mercato planetarizzato.

Una follia turbocapitalista

Quest’ultimo è la potenza talassica per antonomasia, per dirla con Carl Schmitt: non si fonda sul Nomos della Terra, ma sulla liquefazione di ogni frontiera e di ogni barriera materiale e immateriale, sull’omogeneizzazione del pianeta e sul dominio piratesco del diritto del più forte. Sotto questo profilo, la Tav è follia ad alta velocità voluta dalla global class cosmopolitica e dal suo folle progetto di unificazione economica post-nazionale del mondo in vista del libero scambio generalizzato. Tale follia si traduce, in ogni ambito, nella “uniformazione planetaria” tematizzata da Serge Latouche. Dal punto di vista del Signore global-elitario, tutto deve essere ripensato in vista della libera circolazione delle merci e delle persone mercificate.
E il fatto che, ad esempio, da Siracusa a Trapani ci vogliano 11 ore di treno, da Lecce a Reggio di Calabria più di dodici ore di treno, è irrilevante: se la tratta non genera profitto, non è di interesse. E a nulla vale rammemorare il fatto, di per sé evidente, che l’interesse nazionale dovrebbe venire prima di quello globalista del “regno dei mercanti”, come lo appellava lo Hegel a Jena. Prevale sempre e comunque il verbo globalista degli ammiragli della finanza e dei loro circenses giornalistico-mediatici, cani da guardia a guinzaglio sempre più corto, nichilisti che non credono in nulla e parlano di tutto (purché a beneficio del ceto dominante).

La Tav esclude il Meridione

Basta vedere la mappa del progetto Tav per capirne i motivi ispiratori: favorire lo scorrimento illimitato delle merci in Europa, tagliando fuori aree dell’Italia ritenute irrilevanti. L’intero centro-sud, per incides, resterebbe escluso. Mi sono, ad esempio, trovato in una surreale trasmissione televisiva, in cui un politico sardo perorava animatamente la causa della Tav cara ai padroni globalisti: gli ho fatto placidamente notare che nella sua Sardegna, per raggiungere con il treno Sassari dalla vicina Cagliari, occorrono in media tre ore. Ovviamente non ho ricevuto risposta.
Del resto, la vicenda della Tav è istruttiva. Ci mostra che la sola democrazia oggi esistente, nel tempo del ricatto dei mercati e della dittatura della global class cosmopolitica, la sola democrazia esiste nella resistenza di piccole comunità solidali che lottano fieramente contro l’incubo del globalismo e delle sue follie. Tale è la comunità della Val di Susa, un coeso gruppo popolare e comunitario che si oppone compattamente alla follia ad alta velocità. E sempre più sarà questa, negli anni a venire, la sola forma di democrazia possibile: quella di gruppi coesi che, dal basso, si oppongono ai processi autocraticamente decisi dai signori del capitale no border e supportati dai loro maggiordomi nei parlamenti, essi stessi ridefiniti in funzione dei consigli di amministrazione delle multinazionali.
Diego Fusaro

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4 Commenti

  1. Il 68 é passato caro mio.
    È da allora che non si sentivano tante fregnacce il cui unico scopo é essere cancellate dalla storia.

  2. Mah… francamente mi sentirei ugualmente e orgogliosamente italiano, legato alla mia terra e realtà locale anche se potessi tenere le terga sedute su un treno veloce che mi faccia viaggiare a 300km/h oltre confine (e pure prioritariamente su e giù per la penisola, su questo siamo d’accordo…)

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