Roma, 12 giu – L’istituto comprensivo “Rita Levi Montalcini di Cernusco sul Naviglio è diventato un caso mediatico nazionale, in seguito alla lezione di arabo tenuta nell’ambito di quella che è stata definita, erroneamente, un provvedimento di integrazione a favore di una piccola studentessa straniera. Luna (nome di fantasia) è nata in Italia otto anni fa da genitori egiziani, residenti nel Bel Paese da 10 anni. Forse un po’ timida ma perfettamente integrata grazie all’impegno della mamma e del papà, durante un normale giorno di scuola, Luna si è trovata a fronteggiare quella che è stata una chiara forma di discriminazione: una mediatrice culturale presente nella sua classe, che parla della cultura araba e insegna ai bimbi come scrivere il proprio nome con quegli strani caratteri.

Questo è il classico esempio di quanto possa nuocere l’ideologia radicale dell’accoglienza: i genitori di Luna sono venuti a conoscenza dell’iniziativa solo in seguito, perché l’inclusivo preside, Nicola Ferrara, non si era opportunamente confrontato con loro in precedenza. Perché quindi Ferrara ha chiesto l’intervento una mediatrice culturale in favore di una studentessa senza particolari problematiche e senza un giusto raffronto con la famiglia? Perché coinvolgere una ottenne in una bagarre chiaramente ideologica, esponendola all’ondata mediatica?

La versione da Libro Cuore di Repubblica


Come al solito, le risposte non sono arrivate dai soliti giornali allineati, che non si sono risparmiati nemmeno una sequela di fake news. La “prima della classe” ovviamente è La Repubblica, con un articolo degno del “Libro Cuore: la testata di De Benedetti scrive “dopo l’arrivo di una bimba egiziana” mentre Luna è nata in Italia, “aiutare una bimba egiziana a integrarsi” mentre la stessa e i genitori sono perfettamente inseriti della società, “riscontri positivi da tutte le famiglie” quando molti genitori sono venuti a conoscenza del progetto solo a posteriori. Poi La Repubblica, per perorare la causa del preside, arriva pure a diffamare la bambina e la sua famiglia: “in classe c’è una bambina egiziana che ha alcune difficoltà”. Come ha reso noto il consigliere comunale di Cernusco sul Naviglio, Paola Malcangio, “La bambina non ha difficoltà legate all’integrazione o alla lingua perché nessuna difficoltà è stata segnalata al Comune nella scheda progetto compilata per avere il servizio”.

L’intervista del preside a Open

A supporto del progetto di integrazione, ma svelando la verità sostanziale, arriva Open di Enrico Mentana, con un’intervista al preside Ferrara : “La piccola, secondo il dirigente, aveva bisogno di integrarsi meglio coi suoi compagni”. L’asserzione conferma che l’iniziativa della mediatrice culturale è partita dalla dirigenza scolastica, e non da un reale bisogno di inclusione della bambina egiziana. Per fortuna, non esiste il reato di eccesso di integrazione.

Una nota di colore sulla vicenda: la mediatrice culturale, nominata per integrare la bambina egiziana, lavora per la cooperativa Farsi Prossimo, nel direttivo della quale sedeva Daniele Restelli, come responsabile cittadino della Caritas. La stessa cooperativa era diventata nota perché aveva accolto una parte dei migranti fuggitivi della Diciotti.

L’inclusivo preside Ferrara, in seguito all’esplosione della bagarre, è subito corso ai ripari con una lettera pubblicata sul sito dell’istituto, come fosse una sua bacheca personale: “Insomma, la si smetta. O diciamo loro tutti insieme di smetterla. Ringraziamo le docenti del Team Intercultura Montalcini, che approfondiranno l’ottimo lavoro intrapreso. Ringraziamo il Comune di Cernusco s/N per il suo servizio di Mediazione culturale e facilitazione linguistica. E infine, tutto sommato grazie anche ai detrattori della nostra scuola dell’integrazione e del dialogo, che ci aiutano con il loro rancore e le loro bugie a ricordare quanto preziosi siano i valori di verità e di civiltà che realmente ci appartengono, e che vogliamo continuare a praticare e a vivere”.

In queste poche righe, esistono però grandi inesattezze. Infatti il “servizio di Mediazione culturale e facilitazione linguistica” per il quale sono previste risorse distrettuali, prevede che l’alunno sia appena arrivato nella scuola o che abbia particolari necessità a causa di “una marcata difficoltà di comprensione/comunicazione linguistica”. Peraltro, “i singoli interventi verranno valutati caso per caso, in relazione alle esigenze di scuola, famiglia e minore”, e “verrà privilegiato il rapporto tra mediatore e figure adulte di riferimento del minore, ovvero insegnanti e famiglia”. Come già riportato, l’alunna egiziana non presentava significative problematiche linguistiche (nessuna segnalazione della scuola presso il Comune) e la famiglia non era stata informata preventivamente del progetto.

Al momento, sebbene Ferrara si sia dimostrato così loquace con i giornalisti, nessun suo messaggio di scuse è stato indirizzato ai genitori di Luna, le vere vittime di questo pastrocchio inclusivo. Perché il problema purtroppo non sono i 120 euro versati dalla collettività per questo strampalato progetto, come volevano far intendere i buonissimi della stampa allineata, ma l’aver fatto sentire straniera una bambina “a casa sua.

Comunque, questa iniziativa della “Rita Levi Montalcini” è solo una delle tante organizzate che, grazie ad un’amministrazione comunale benedicente e ad un nocciolo duro di genitori ideologizzati, sembrano aver trasformato l’istituto in un distaccamento dell’Anpi.

Studenti deportati nella “drammatizzazione nazista”

Il 28 gennaio scorso, gli studenti di alcune classi della scuola media dell’istituto in questione hanno partecipato alla “drammatizzazione nazista per la Giornata della Memoria”, progetto sviluppato dieci anni fa da Nico Acampora, educatore e assessore Pd con delega all’istruzione del Comune Di Cernusco sul Naviglio. Acampora si traveste da gerarca del Terzo Reich, con tanto di croci uncinate e mostrine delle Ss, mentre i ragazzini diventano i deportati, al grido “Voi siete stuken, oggetti, e lavorerete per noi”. Progetto applaudito dal preside Ferrara, che ha dichiarato: “Siamo orgogliosi di partecipare a questa esperienza importante per la conoscenza della storia e per riflettere sul valore attuale del rispetto della dignità umana”.

In seguito all’interrogazione del consigliere Paola Malcangio, che si è rivolta anche alla Prefettura, Nico Acampora ha rinunciato ai vessilli nazisti ma non al progetto. In merito alla questione è intervenuta perfino la scrittrice Antonella Boralevi, con un commento pubblicato nel suo blog de La Stampa: “Lui si veste da nazista. Gli studenti, da internati nel lager. Acampora li sottopone a angherie varie. Spiega: ‘L’intento é educativo’. E aggiunge: ‘Non capisco le polemiche’. Non so se il signor Acampora agisca così, da 10 anni, per il lassismo di chi glielo ha permesso. Ma credo che questa storia non si possa liquidare dicendo che ‘Acampora rinuncerà alla divisa’. Perché ci pone una domanda da cui non possiamo esimerci: chi educa gli ‘educatori’?”.

La provocazione contro Altaforte

L’ultima iniziativa che ha visto protagonista l’istituto “Rita Levi Montalcini”, in occasione della Festa della Repubblica, è stata una mostra fotografica intitolata “Alberi della Memoria”. I genitori hanno addobbato tre platani con le fotografie delle deportazioni e le copertine di alcuni libri (“Se questo è un uomo” di Primo Levi, “Il Diario di Anna Frank” e “Sopravvissuti ad Auschwitz” di Liliana Segre), “messi lì come consigli di lettura”, afferma Fabrizio Gatti, portavoce dei genitore e giornalista de La Repubblica. I tre platani in questione, casualmente, affondano le radici proprio in prossimità della sede logistica di Altaforte Edizioni. Stranamente Gatti si è affrettato a dichiarare che “non c’era alcun riferimento a CasaPound, al suo editore e tanto meno al ministro Salvini”. Morale della favola, fotografie e copertine sono state prontamente rimosse dalle Forze dell’Ordine perché la mostra fotografica era abusiva, come ha spiegato dal sindaco di Cernusco sul Naviglio.

Successivamente, in merito al centro logistico di Altaforte Fabrizio, Gatti ha dichiarato a Open: “Noi genitori siamo giustamente preoccupati. Non vogliamo che nel quartiere si verifichino prove di forza e di propaganda razzista come vediamo periodicamente in altre città”, dicendosi fiducioso riguardo ad un prossimo esposto di associazioni come Anpi, e non escludendo di interrogare l’autorità giudiziaria.

Istituto scolastico statale italiano o scuola sovietica “i germogli del comunismo” di leniniana memoria? Ora la risposta è scontata. E pensare che proprio il preside Ferrara ha predicato “Giù le mani della politica dalla scuola del dialogo”.

Francesco Totolo

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