Madrid, 3 set – Abbiamo la sensazione che nelle orecchie dei giocatori italiani che hanno preso parte al match di ieri sera nel magico tempio del Bernabeu di Madrid risuoni la parola spagnola “pesadilla”. In italiano diremmo “incubo”, poiché la trasferta in Spagna si è rivelata tale per una nazionale annichilita dalle furie rosse.

Furie di nome e di fatto, capaci di dominare gli azzurri per tutti i novanta minuti trainati dalla maestosità di Isco, stella del Real Madrid campione d’Europa lanciato nei “blancos” da Carlo Ancelotti. Eppure Italia – Spagna era una partita da vincere assolutamente per cercare di allontanare lo spauracchio degli spareggi. Invece nulla: alla terribile bellezza iberica si risponde con il nulla più assoluto. Partita da vincere, dicevamo e, effettivamente, lo schieramento suicida lo conferma: un 4-2-4 con il centrocampo preda dei “conquistadores” di Spagna guidati dal già citato Isco, uno che a giugno dava lezioni alla Juve di Allegri di Cardiff. Sulla fascia il buon Spinazzola, fuori rosa all’Atalanta, ma inspiegabilmente titolare in nazionale e umiliato dal marinettiano Carvajal: corsa, velocità, azione e sacrificio.

Un secco tre a zero che non ammette repliche, ma pone dei quesiti. Pochi giorni fa su queste colonne elogiavamo il giovane milanista Cutrone ed i dubbi si ricollegano a quanto scritto poco tempo fa: chi al posto di gente come Buffon, Barzagli o De Rossi? Dove trovare degni sostituti in un campionato dove gli italiani sono sempre meno?

Giacomo Bianchini

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