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La deriva trash della Treccani: ma chi ha detto mai “salvinata”?

by Simone Pellico
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Matteo Salvini

Matteo Salvini

Roma, 15 apr – Dopo petaloso ormai dobbiamo aspettarci di tutto. Il vocabolario italiano è diventato liquido, molle, non inciso nella pietra ma nemmeno su di un foglio di carta. Galleggia sul web, ridotto ad un blog ed esposto nudo alle mode del momento, che ai tempi dei social durano proprio un battito di ciglia. Così la Treccani ammette nel suo vocabolario un termine dedicato a Matteo Salvini, leader della Lega Nord. Si tratta di: (Salvinata) s. f. (iron.) Trovata, uscita tipica del politico Matteo Salvini. L’iron. fra parentesi ci fa capire che trattasi di scherno e, se si aggiunge il suffisso –ata, ovviamente il pensiero vola al parente meno nobile della cavolata.

Ma è davvero così diffuso questo termine? Salvinata è veramente un neologismo entrato già di fatto fra le linee della nostra lingua? Cercando banalmente su Google, parrebbe di no: la maggior parte dei risultati derivano proprio dalla mossa della Treccani. Prima il termine appariva a intermittenza in qualche articolo. Anche gli strumenti di ricerca di parole chiave non danno risultati apprezzabili. E, infine, anche secondo il mio sondaggio personale (ho chiesto banalmente a cinquanta contatti sparsi per lo stivale) la salvinata è sì collegata a Salvini, ma per il nome e non per il senso. Insomma, è più famosa la cassanata o la balotellata, e la scelta di Treccani di mettere Salvini sul campo da calcio – e nel vocabolario – accanto ai due giocatori appare una discreta forzatura. Una mossa di marketing, tanto per usare altra parola estranea all’italiano ma quanto meno utile ed usata.

Non è la prima sbandata che prende l’Enciclopedia Italiana, nel tentativo di inseguire il riflesso social, di agganciarsi agli hashtag e ad una sorta di Zeitgeist con il cancelletto davanti. Qualcuno ricorda cosa significhi berlusconata o berlusconite? Cercateli accanto a petaloso. Intanto dal canto suo Salvini replica: “Facciamo scuola”. Una volta la faceva pure la Treccani.

Simone Pellico

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Alessandro Burnett 15 Aprile 2016 - 12:44

Dopo il mostruoso petaloso della Crusca, a cui ho tolto a quel punto tutta la fiducia che in essa riponevo per la salvaguardia della lingua italiana, anche Treccani, nata sotto una spinta culturale rivoluzionaria, adesso è in mano ai soliti nerd di vago scolorito colore democratico. E cerca di guadagnare visibilità con una strategia digitale orchestrata in modo così creativo da far piangere. Nessuno evidentemente studia più lessicologia, etimologia, linguistica e sociolinguistica. D’altronde anche la lingua è una radice culturale, distruggerla è parte del progetto.

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