Roma, 31 mar – All’indomani dello scoppio del conflitto in Ucraina, le Ambasciate e i Consolati ucraini avevano diramato comunicati sui social network in cui chiedevano ai cittadini dei Paesi stranieri di “unirsi ai ranghi della legione straniera della difesa territoriale dell’Ucraina”.

Il post del Consolato generale d’Ucraina è stato poi cancellato anche perché l’articolo 288 del Codice penale italiano recita: “Chiunque nel territorio dello Stato e senza approvazione del Governo arruola o arma cittadini, perché militino al servizio o a favore dello straniero, è punito con la reclusione da quattro a quindici anni”. Nonostante ciò, le istruzioni per l’arruolamento dei cittadini stranieri sono continuate a circolare su diversi canali Telegram ucraini, anche in lingua italiana, come Ukraine Now.

A farsi subito avanti, è stato un bancario torinese senza alcuna esperienza militare. “Domenica scorsa (27 febbraio 2022, ndr) ho preso contatti con l’Ambasciata ucraina durante la manifestazione di piazza Castello (a Torino, ndr) e ho dato la mia disponibilità ad andare in guerra, ma mi hanno risposto che servono documenti e autorizzazioni: passaporto, visto, autorizzazione delle autorità italiane perché al mio ritorno non vorrei avere problemi, oltre all’autorizzazione del mio datore di lavoro”. Probabilmente, il bancario è rimasto nella sua Torino, mentre altri cittadini europei e americani si sono arruolati nella legione straniera dell’Ucraina, in molti casi spinti da una mera reazione emotiva e non dall’effettiva capacità di azione in un territorio in guerra.

Ucraina, quei legionari stranieri fuggiti dopo la distruzione del centro di addestramento ucraino di Yavoriv

Appena giunti in Ucraina, i volontari stranieri sono stati convogliati nel centro di addestramento ucraino di Yavoriv. Il 6 marzo scorso, il portavoce del presidente Volodymyr Zelensky, Mikhail Podolyak, ha pensato bene di scattarsi un selfie inquadrando gli uomini della legione straniera, mentre era in visita al centro di addestramento. La fotografia è stata poi pubblicata su Twitter.

Non solo Podolyak ha svelato le operazioni militari che si tenevano a Yavoriv. Diversi volontari stranieri hanno pubblicato foto e video in diretta sui social network, mettendo di fatto una grossa X sul centro di addestramento ucraino che sarà poi bombardato dalla Russia il 13 marzo. In seguito all’attacco, né il presidente ucraino Zelensky né le istituzioni dei Paesi di origine dei foreign fighters hanno rivelato il numero delle vittime. Fonti ufficiose hanno parlato di circa 200 stranieri morti. Tra i sopravvissuti, troviamo il francese Mickael Sciacca, ripartito immediatamente per il confine polacco subito dopo lo strike russo. Solo qualche giorno prima, il 9 marzo, aveva affermato che avrebbe fornito il suo sostegno alla popolazione ucraina “finché sarà necessario”. In un post, Sciacca ha affermato che, all’interno della base, ci fosse una spia che avrebbe segnalato la presenza dei foreign fighters. Certamente, i suoi video in diretta pubblicati sui social network hanno dato un aiutino alle Forze armate della Russia.

“Non immaginavo cosa fosse una guerra”, ha affermato il brasiliano Tiago Rossi in un video durante il viaggio in autobus che lo riportava in Polonia, a seguito del bombardamento russo che ha distrutto il centro di addestramento di Yavoriv. L’istruttore di tiro brasiliano ha raccontato che nella base ucraina erano presenti “forze speciali militari da tutto il mondo, dalla Francia, da tutta Europa, anche dalla Corea del sud, dal Cile, dagli Stati Uniti, dal Canada”. Appena arrivato in Ucraina, Rossi aveva affermato: “Sono venuto qui per compiere la mia missione. Se muoio è perché è così che Dio ha voluto”. Di fronte al primo bombardamento, però, il brasiliano ha preferito fuggire in Polonia, sostenendo “Penso che sarò più utile qui che là (in Ucraina, ndr)”.

Chi è fuggito ancora prima dell’arruolamento

Non è arrivato nemmeno alla fase dell’arruolamento l’insegnante gallese Jake Priday che, in precedenza, aveva trascorso sei anni nell’esercito britannico, partecipando a missioni dei genieri in Estonia, Kenya e nel Kurdistan iracheno, dove aveva addestrato le milizie locali nel 2017. Arrivato in Ucraina, la sua avventura è durata nove ore perché si è rifiutato di firmare il contratto di arruolamento a tempo indeterminato, ovvero fino al termine del conflitto. “Ti stanno vendendo un sogno, ti dicono che puoi aiutare il popolo ucraino, ma poi ti gettano nel peggior posto possibile per una zona di guerra”, ha dichiarato Priday. Il gallese non ha gradito nemmeno il vitto e l’alloggio offerti dall’Ucraina ai volontari stranieri: “All’interno dell’edificio non c’era il riscaldamento, ma solo 25 letti senza coperte. Alla mensa il succo aveva un sapore strano, aveva odore di benzina”.

“È stato un po’ scioccante pensare: cazzo, questa è la realtà”, ha dichiarato il britannico Ben Spann al suo ritorno nello Warwickshire. Senza nessuna esperienza militare, Spann era andato in Ucraina perché “era la cosa giusta da fare”, attraversando il confine polacco con altri quattro connazionali. La sua avventura è durata cinque giorni all’interno di una “minuscola safe house che non aveva letti e acqua corrente”, situata nell’Ucraina occidentale, dove era ospitati molti altri volontari. La durezza del conflitto l’ha assaporata durante una perquisizione dell’esercito ucraino all’interno della safe house: “Ci siamo seduti con gli Ak-47 puntati in testa per 20-30 minuti, con le mani sulla testa, mentre cercavano ovunque, e siamo stati in qualche modo interrogati”.

“Non fare come Fabrice che è durato solo poche settimane nella legione straniera (in Ucraina, ndr). Unisciti a noi e parti per un’avventura di almeno 5 anni! Solo dopo potrai fare lo spaccone su TPMP (canale televisivo francese, ndr)”, così l’account Twitter della Legione Straniera derideva Fabrice Poette, un cameriere francese con un passato da sedicente legionario. Da ciò che ha pubblicato sui social network, sembrerebbe che Poette sia arrivato solo fino a Leopoli, prima di tornare in Francia.

Francesca Totolo

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4 Commenti

  1. Che pretendi da gente che anche in patria rifiuta il servizio militare tanto che se fosse come in Svizzera riservisti non ne esisterebbero.

    Stiano a fare l’apericena che è più adatto a loro, in guerra devi essere in grado di prendere la decisione migliore in frazioni di secondo non è come all’apericena dove hai minuti per segliere il cocktail.

  2. VUOI UNA MORTE SICURA?
    VAI A COMBATTERE CONTRO I RUSSI!!!

    P.S. PER I MERCENARI NON CI SARÀ NESSUNA PIETÀ! !!

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