Roma, 9 mag – Mario Draghi vola da Joe Biden, negli Usa per “ribadire la posizione italiana” sulla guerra in Ucraina, come riporta l’Ansa. Peccato che non ne esista una.

Mario Draghi, gli Usa e la “non posizione” italiana sulla guerra

L’Italia del premier Mario Draghi va negli Usa ad affermare una posizione che non è una posizione. Almeno, se si parla di indipendenza, libertà, o quanto meno “autonomia”. Se si guarda ai movimenti di Palazzo Chigi sulla questione negli ultimi due mesi, l’unico sentimento che può nascere è di profonda tristezza. Per un governo che non solo è ripiegato su tutto ciò che viene oltreoceano, ma che neanche prova a vagliare la strada della presentabilità (magari anche priva di sostanza, come insegna l’approccio francese di questi mesi).

È tragicomico leggere cosa scrive la stessa Agenzia Nazionale Stampa Associata sulla presunta “posizione” dell’Italia: “ferma condanna dell’invasione russa, sostegno anche militare a Kiev per consentire agli ucraini di difendersi, in linea con gli alleati Ue e G7, e importanza, allo stesso tempo, di una azione europea che possa accelerare il processo verso il negoziato”. Certo.

Parole prive di ogni sforzo politico e diplomatico

Parole, parole, parole…come ci ricorda la celebre canzone. La cosa bizzarra è quanto queste parole, in verità, siano concrete. A ben vedere, tutto ciò che Draghi dirà a Biden corrisponde a ciò che sta facendo l’Italia. Ma nelle “azioni” (virgolettato non casuale) del governo nostrano, non c’è alcuna autonomia. Solo un ripiegamento ai voleri dei diktat oltreoceano, che almeno fossero utili alla difesa degli interessi nazionali, macché, neanche quello. Un perpetuo, malinconico e imbarazzante gioco dell’oca diplomatico. Anzi, anti-diplomatico.

Stelio Fergola

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