Roma, 9 mag – Mario Sconcerti è penna raffinata, di quelle che di calcio ne sanno e che soprattutto si beano di saperne. A tal punto da scordare il socratico monito, allorché un bel riflettere prima di sentenziare, ogni tanto sarebbe utile a evitare scivoloni. Sconcerti non ama però essere smentito dai fatti, finendo così per propinarci la solita minestra politicamente corretta sulla superiorità del calcio multietnico. “Il Milan ha in campo sempre cinque/sei giocatori afro-caraibici, più morbidi, più tecnici, più istintivi, più potenti. Credo da molto che una squadra, per essere grande, debba mescolare le etnie dei suoi giocatori”, scrive l’impareggiabile editorialista su Calciomercato.com.

Di nuove e vecchie gufate

Eppure non servirebbe una memoria da elefante per ricordare quanto accaduto agli ultimi Europei di calcio, d’altronde non è passato neppure un anno dal trionfo della nazionale italiana. Una vittoria che mise a tacere, almeno per qualche mese, la stucchevole narrazione sull’eccellenza multietnica. Crollò allora, d’un tratto, la certezza di chi scriveva futilità dopo il mondiale vinto dalla Francia. Perché squadra multietnica, of course. Adesso Sconcerti ci riprova, proponendoci la solita versioncina girata sul campionato di Serie A. E’ però indubbio, dobbiamo dargliene atto, che ritenga “da molto” che si “debba mescolare le etnie” per essere vincenti. Lo disse già due anni fa: “In questo momento ci sono solo due squadre certamente migliori, Francia e Belgio, squadre meticce, garanzia di completezza e diversità”. Niente male come gufata in chiave Euro 2020.

Sconcerti: “Milan forte perché ha giocatori afro-caraibici e mescola etnie”

Stavolta però Sconcerti va oltre, e ai lettori milanisti verrà giustamente da toccare ferro e fare ogni sorta di scongiuri: “L’Inter ha tutti giocatori europei, di nascita e di origine, compresi i sudamericani. C’è un unico giocatore nero, Dumfries, questo porta l’Inter ad avere un gioco lineare, verticale, duro, di buona corsa. Il Milan ha in campo sempre cinque/sei giocatori afro-caraibici, più morbidi, più tecnici, più istintivi, più potenti. Credo da molto che una squadra, per essere grande, debba mescolare le etnie dei suoi giocatori, perché ogni origine diversa porta a idee di gioco diverse, a qualità complementari. Naturalmente non è obbligatorio, ma con una mescolanza di razze hai movimenti diversi, culture diverse e quindi conseguenze fisiche e tecniche diverse”.

E ancora: “C’è una maggiore possibilità di completarsi. La differenza grande che ha fatto il Brasile per quasi un secolo aveva alla base soprattutto la mescolanza delle etnie: neri, bianchi, latini, meticci, mulatti, amazzonici, creoli, bianchi europei. Decine di altri incroci lunghi più di trecento anni.  In sostanza il Brasile aveva tutto, l’Europa rispondeva con un unico modo di essere. Una differenza che è stata oggi annullata dall’arrivo potente degli africani e dai figli dei migranti. Infatti oggi vince l’Europa”. A parte il fatto che spesso il Brasile perdeva, se Sconcerti ci prende di nuovo, in assenza dell’Italia stavolta ai Mondiali vincerà una nazionale sudamericana. L’Uruguay magari.

Eugenio Palazzini

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