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Ucraina, perché è il momento per sperare ancora in un cessate il fuoco

by Stelio Fergola
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Roma, 2 dic – La pace in Ucraina è una necessità, prima ancora che un desiderio, e lo sappiamo tutti, da mesi. A non rendersene conto possono essere solo i più infoiati, da una parte o dall’altra, in un contesto che man mano che prolunga il conflitto mette a repentaglio troppe questioni che interessano i Paesi occidentali, in particolar modo europei.

Pace in Ucraina, o quanto meno un cessate il fuoco: che l’inverno ci aiuti

Essendo realisti, è legittimo sperare nella pace in Ucraina, poco realistico pensare che avvenga. Ma le condizioni per un cessate il fuoco potrebbero esserci, e l’inverno rigido in arrivo lo fa pensare a molti osservatori, da una decina di giorni buoni. Certamente, i decreti “contro i negoziati” firmati da Volodymyr Zelensky non aiutano. Chiaro come il sole è che il presidente ucraino voglia presentarsi agli eventuali negoziati con maggiori successi, quindi con una controffensiva che abbia ottenuto maggiori risultati di quelli odierni. Dall’altro lato c’è un Cremlino che non ha intenzione di mollare i territori occupati, per ragioni speculari e ovviamente opposte. Ma è interessante notare come anche le voci più “internazionali” di approccio globale abbiano messo in luce nelle ultime settimane il tema dell’inverno rigido. Un caso da ricordare è quello dell’Oms che, tramite il suo direttore europeo Hans Kluge, come riportava Euronews, una decina di giorni fa sottolineava che “il freddo può uccidere”, che 10 milioni di ucraini sono senza riscaldamento ed elettricità, e che le temperature potrebbero scendere anche di 20 gradi sotto lo zero, come peraltro usuale in molte delle aree interessate dal conflitto. Kluge aggiungeva, infine: “Stimiamo che circa 2-3 milioni di persone lasceranno le proprie case in cerca di posti piu caldi e sicuri. Saranno esposte a malattie come infezioni respiratorie, quella causata dal Covid-19, polmonite, influenza difterite e morbillo”. Di deterrenti ce ne sono. Crudeli quanto si vuole, ma – forse, con cinico pragmatismo – utili a ridimensionare la foga dei contententi. E a rilanciare un minimo dialogo che è – mai come in questa fase storica – è veramente nell’interesse di tutti.

Perché dobbiamo sperarci di nuovo

A dispetto delle dichiarazioni al veleno del ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov negli ultimi giorni, o delle sparate sull’inclusione dell’Ucraina nella Nato di Jens Stoltenberg, è indubbio che da parti russe e americane ci sia una maggiore propensione al dialogo rispetto a qualche mese fa. Mentre gli Usa danno la netta impressione di essere “saturi” del “test militare” a cui hanno indirettamente sottoposto i rivali di Mosca, dal Cremlino si è in “vigile attesa”. Il sostegno di Washington a Kiev prosegue, ma – dai tempi delle strane esternazioni sull’omicidio di Dugina – con toni meno accesi. Dopo l’incidente del missile che ha colpito la Polonia, si è evidenziata una tendenza degli yankee a non affondare troppo il colpo, così come a dare meno seguito alla foga di Zelensky. Oltreoceano, del resto, anche il il Generale Mark Milley – come riportato dal sito del dipartimento della Difesa statunitense – spera nell’inverno, perché “questo potrebbe diventare uno spiraglio  per una soluzione politica o almeno per l’inizio di colloqui per avviare una soluzione politica”. Questo sebbene le stoccate a Mosca non manchino mai: “La Russia potrebbe terminare questa guerra domani, ma non vuole”. Insomma, la vigile attesa torna preponderante. Questa volta non per il Covid, ma per qualcosa di infinitamente più pericoloso.

Stelio Fergola

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2 comments

bc 2 Dicembre 2022 - 1:57

Se al posto di andare a Bali fossero andati a sedere lungo il fiume a Kherson senza ciucci al seguito, saremmo già agli accordi finali. Ma purtroppo il cinismo regna più ad ovest che ad est. Perdonate se mi ripeto, grazie.

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Ucraina, cosa ci dice il botta e risposta tra Putin e Biden sulla via diplomatica 2 Dicembre 2022 - 3:51

[…] Ucraina, perché è il momento per sperare ancora in un cessate… […]

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