Roma, 6 mag – Dall’Ucraina – e non solo – vengono lanciati messaggi di allarme per l’ormai imminente 9 maggio e per come la Russia dovrebbe “interpretare” quella data storica nel contesto della guerra in corso.

Dall’Ucraina, terrori per il 9 maggio russo

Come riporta Tgcom24, dal governo di Kiev giungono allarmi, terrori e preoccupazioni. L’Ucraina ha paura del 9 maggio russo e di ciò che potrebbe comportare nel conflitto. Bombardamenti più intensi, azioni più violente, magari anche attacchi nucleari? Chissà. Il Consiglio nazionale di sicurezza e Difesa ucraino è piuttosto tragico nei toni: “I cittadini ucraini dovrebbero prestare particolare attenzione agli allarmi dell’8 e 9 maggio: in questi giorni, gli occupanti russi possono organizzare massicci bombardamenti di vari insediamenti per aumentare il terrore della popolazione civile”. Poi si legge che  “le truppe russe non possono vantare risultati significativi al fronte prima del Giorno della Vittoria e il rischio di massicci bombardamenti delle città è in aumento. Durante questi due giorni, le forze dell’ordine lavoreranno in modalità intensificata”. I timori, specie se di parti coinvolte, sono sempre comprensibili. In questo caso però, è la ratio a sfuggire. Vediamo perché.

E se la guerra continuasse – purtroppo – allo stesso modo?

La domanda spontanea che sorge è la seguente: e se invece dovesse essere tutto come sempre? Magari con qualche tono o dichiarazione più minacciosa, quello sì. Oppure con dimostrazioni di forza puramente estetiche organizzate dal Cremlino (si pensi soprattutto ai test di tipo nucleare)? Se la guerra – purtroppo, questo sia ben chiaro – continuasse come è sempre stata fino ad oggi, nella sua violenza e nelle sue tragiche devastazioni?

Com’è noto la Russia, il 9 maggio, festeggia una vittoria, quella della seconda guerra mondiale, che poco ha a che fare con una guerra iniziata. Non avrebbe molto senso radere al suolo ancora peggio di quanto non si sia fatto finora. Senza contare la prevedibilità fin troppo eccessiva di una “scelta” (è arduo pure definirla tale) di questo tipo. Poi, per carità, tutto può succedere. Il “signor cancelliere” dal baffino corto di un certo Paese del centro Europa, nell’estate del lontano 1941, lanciò la cosiddetta Operazione Barbarossa, contro il nuovo nemico sovietico, praticamente suicidandosi e mettendosi in una condizione bellica molto complicata la quale, non a caso, lo avrebbe condotto a una cocente sconfitta, dopo una prima fase del conflitto praticamente dominata. Quindi, mai dire mai. Ma non esagererei nel credere sempre ed esclusivamente alla follia umana. Vedremo.

Stelio Fergola

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