Roma, 22 nov – Il caso Unabomber potrebbe essere riaperto, stando a quanto riportato su Tgcom24. La Procura di Trieste sta valutando alcune prove emerse successivamente all’ultima inchiesta giornalistica.

Unabomber, un pericolo durato anni, senza soluzione

Il caso Unabomber ha riguardato la bellezza di 28 attentati dinamitardi verificatisi tra il 1996 e il 2004. Le esplosioni causarono molte lesioni e danni nel Nord-Est. Gli esplosivi usati dall’attentatore erano impiegati in piccole quantità e nascoste in vari oggetti, anche piuttosto piccoli come un uovo o una candela. Dei reati, all’epoca, fu accusato un ingegnere di Belluno, Elvo Zornitta, ma la sua posizione venne archiviata nel 2016. Fu scoperto che la prova considerata decisiva, ovvero un lamierino tagliato con una forbice trovata in casa di Zornitta, era stata manomessa da un poliziotto, tale Ezio Zernar, che fu condannato nel merito.

Il caso si riapre dopo 16 anni

Le indagini su Unabomber quindi riprenderanno. La Procura di Trieste analizzerà dei capelli, come annunciato dalla stampa locale (Messaggero Veneto e Il Piccolo) venuti fuori dopo un’inchiesta giornalistica interessatasi di due vittime dell’attentatore, Francesca Girardi e Greta Momesso. Si occuperanno della situazione De Nicolo e il pubblico ministero Federico Frezza, ovvero l’ultimo pm a essere stato incaricato di Unabomber, fino al 2006. Così si esprime De Nicolo ai giornalisti: “Verificheremo se da tutto il materiale organico allora repertato è stato estratto o meno il Dna. È possibile che in alcuni casi, con i metodi utilizzati allora, non fosse ritenuto estraibile, mentre con quelle attuali magari sì. Quindi dobbiamo constatare se c’è del materiale utilmente sottoponibile a indagini genetiche”.

Alberto Celletti

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