Roma, 22 nov – È morto Roberto Maroni. Come riporta l’Ansa, il politico leghista si è spento stamattina, nella sua casa nel Varesotto, dove ha vissuto negli ultimi mesi.

Morto Maroni, il ministro del reato di immigrazione clandestina

Roberto Maroni, dunque, passa a – si spera per lui – miglior vita, come si suol dire, all’età di 67 anni. L’ex ministro era malato e si stava curando da tempo. Il suo ruolo nella politica italiana è di una certa rilevanza, soprattutto sul fronte della lotta all’immigrazionismo. Una cultura che, ben lungi dal nascere successivamente al 2011 della guerra in Libia e agli sbarchi devastanti di clandestini che vi hanno fatto seguito, esiste in Italia già dagli anni Novanta.

Al punto da essere materia decisiva delle vittorie del centrodestra già nell’era berlusconiana: nel 2001, i Ds e soci perdono la sfida elettorale con il Cavaliere anche per una cattiva gestione di una clandestinità già allora esistente (anche se non nei numeri pazzeschi registrati nell’ultimo decennio). Non è un caso che di quegli anni sono la famosa “legge Bossi Fini” sul tema dei confini, così come, verso la fine, nel 2009, proprio quel reato di immigrazione clandestina introdotto da Roberto Maroni come ministro dell’Interno del Berlusconi IV.

Il secessionismo

La fase più critica del “Maroni politico” è quella in cui si allinea completamente al secessionismo che la Lega abbraccia, guidata dal suo storico leader Umberto Bossi, dal 1996 al 2001. Partecipa alla cosiddetta “dichiarazione d’indipendenza della Padania”, a Venezia, nel settembre del 1996. Viene indagato dalla Magistratura per reati legati al vilipendio dell’unità nazionale, ma anche accusato di aver causato uno stato di “depressione del sentimento nazionale”, vista la diffusiione delle teorie del Carroccio dell’epoca. Un personaggio con i suoi pro e i suoi contro, a cui però va dato merito di avere, almeno una volta ogni tanto, promosso delle azioni di tutela dell’interesse nazionale, pur nel paradosso degli ideali di un partito all’epoca secessionista.

Stelio Fergola

Ti è piaciuto l’articolo?
Ogni riga che scriviamo è frutto dell’impegno e della passione di una testata che non ha né padrini né padroni.
Il Primato Nazionale è infatti una voce libera e indipendente. Ma libertà e indipendenza hanno un costo.
Aiutaci a proseguire il nostro lavoro attraverso un abbonamento o una donazione.

 

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

  1. Alla faccia delle apparenze, R.Maroni, nel contesto di allora, mi sembrava un vero terrone: vivi e lascia vivere. Grave e greve la sua scomparsa anzitempo, ancor più grave la sua patologia sulla quale i pontificatori scientifici fan finta di nulla menandola all’ inverosimile solo su questioni sanitarie che possano mantenere la loro cadrega.

Commenta