Roma, 2 nov – Gli Usa abbandonerebbero l’Ucraina in caso di vittoria repubblicana alle elezioni di medio termine? Non è così semplice, e il quadro interno al partito resta diviso.

Gli Usa e l’Ucraina

Qualche timido accenno di marcia indietro c’era quasi stato nei messaggi “in codice” che ci siamo permessi di intravedere in alcune comunicazioni obiettivamente strane rilasciate da Washington nei contronti di Kiev. Ma questo ben si sposa proprio con la preoccupazione dei dem statunitensi per le ormai imminenti elezioni di medio termine e la possibilità, concreta, di perdere il controllo del Congresso. D’altronde gli ultimissimi sondaggi riportati anche dall’Agi rilevano ancora un vantaggio repubblicano, a ormai meno di una settimana dal voto. Le preoccupazioni della Casa Bianca si sono palesate anche nel contesto del mercato petrolifero, nella fattispecie inerente l’aumento dei prezzi del greggio, nel quadro di una crisi mondiale che potrebbe peggiorare, dopo la decisione dei paesi dell’Opec di ridurre la produzione. Un ambito in cui si ritiene che la perdita di consensi elettorali potrebbe aumentare. Significa che Washington mollerà Kiev? Ovviamente, no. Specialmente se i democratici dovessero spuntarla alle ormai attesissime Midterm. Ma cosa accadrebbe se a vincere dovessero essere i repubblicani? Anche in quel caso, lo scenario non è così scontato.

Un partito diviso

Settimane fa il repubblicano Kevin McCarthy aveva detto che gli Usa non potevano “firmare assegni in bianco” per l’Ucraina, e pur ribadendo che il sostegno a Kiev “è importante”, il deputato sottolineava come “non può essere l’unica cosa di cui ci occupiamo”. Gli faceva da contraltare un altro repubblicano, Micheal McCaul, il quale invece aveva dichiarato: “Dobbiamo dare (agli ucraini) quello di cui hanno bisogno”. È chiaro che la divisione interna ai repubblicani sia un riflesso di quella sviluppatasi negli ultimi anni tra “trumpiani” e non. Donald Trump aveva infatti sempre sostenuto la necessità di una distensione con la Russia in chiave anticinese, una politica che ha tentato – a fatica – di perseguire durante i suoi quattro anni alla Casa Bianca. Attualmente però, il Partito repubblicano non esprime soltanto la visione di Trump. C’è chi, come McCaul, naviga in direzioni decisamente “standard” nell’azione anti-russa. Dunque, per chi spera che la vittoria dei “rossi” sui “blui” statunitensi possa cambiare i programmi in corsa, c’è poco da illudersi: ma qualcosa, forse, potrebbe venire fuori. Staremo a vedere.

Stelio Fergola

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