Roma, 2 nov – Giuseppe Conte da due giorni paragona i rave party ai raduni di Predappio. Il motivo razionale è sconosciuto, fatto sta che l’ex-premier è anche passato dal sì striminzito alla stretta sui Rave allo “Stato di polizia” del commento sul decreto appena emanato dal governo. Senza contare come Giuseppi si confermi una contraddizione vivente, deliziandoci in sole 24 ore con una delle sue giravolte da record.

Conte sui rave, la confusione fatta politica

Come riporta Tgcom24, su Facebook riguardo i rave Conte aveva scritto solo il 31 ottobre: “Leggiamo da indiscrezioni che il ministro Piantedosi dovrebbe presentare oggi in Cdm un decreto per tracciare la nuova linea di fermezza e rigore in materia di sicurezza e ordine pubblico. Ben vengano azioni mirate a maggiore prevenzione e contrasto dell’illegalità, ma allo stesso modo ci aspettiamo dal titolare del Viminale e dal governo una parola chiara sulla sfilata delle duemila camicie nere di Predappio”. Tralasciando l’esempio di Predappio, talmente ridicolo da non essere degno neanche di commento, la confusione traspare da ciò che ha scritto Conte ieri, ovvero 24 ore dopo circa: “Ci aspettavamo come primo atto del Governo un intervento per il caro-bollette e per il caro-prezzi. Nulla di tutto questo. Abbiamo invece una esibizione muscolare di un governo impregnato di una ideologia iniquamente e soverchiamente repressiva. Questa è una norma da “stato di polizia”.

L’ossessione dei paragoni con i raduni di Predappio

Certamente, Conte “premette” quanto il giorno prima lo avesse precisato: “Premetto che io stesso, nel mio post di ieri avevo aperto ad “azioni mirate a maggiore prevenzione e contrasto dell’illegalità” per contrastare raduni che creano, oggettivamente, problemi di ordine pubblico e sicurezza, anche a garanzia dell’incolumità degli stessi partecipanti”. Per poi insistere – ancora – su Predappio: “Il Ministro dell’interno hanno giustificato il raduno di Predappio dicendo che è questione diversa. Dovrebbero saperlo che quel raduno configura il reato di apologia del fascismo, punito con la reclusione ai sensi dall’art. 4 della legge n. 645/1952, quale modificato nel 1993. I prefetti e le forze di polizia hanno l’obbligo di intervenire per impedire condotte che configurano reati. Doppia morale?”.

Va bene che in questa Nazione siamo arrivati deliberatamente ad inventare, ma vedere in un raduno nostalgico di qualche migliaio di persone la presenza di droga, overdose, coma etilici vari, per non parlare nemmeno della devastazione del suolo pubblico, vuol dire essere ciechi o magari sul serio sotto l’effetto di stupefacenti. Perché solo sostenendo tutto ciò si potrebbe imbastire un paragone così idiota. Ovviamente, Conte non lo fa, perché manca la materia di constatazione oggettiva appena citata: però il paragone lo mette in piedi lo stesso. Noi non diciamo niente, giudichi il lettore quale sia il livello di percezione della realtà del soggetto in questione. A Giuseppi ci permettiamo di consigliare: cambi argomento o spin doctor, perché qui siamo a livelli decisamente bassi perfino per lei.

Stelio Fergola

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