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Usa-Taiwan, l’accordo commerciale che infiamma Pechino. E l’arcipelago mobilita i jet

by Stelio Fergola
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Usa-Taiwan accordo

Roma, 19 ago – Usa-Taiwan hanno avviato da mesi le trattative per un accordo commerciale che potrebbe ulteriormente alimentare le tensioni con la Cina.

Usa-Taiwan, trattative in corso da tempo

Secondo quanto riporta l’Ansa, l’accordo commerciale Usa-Taiwan ha appena avviato le trattative. Si tratta di un’iniziativa commerciale bilaterale tra i due che potrebbe pregiudicare ancora di più i rapporti con la Cina. Trattative che erano partite, in realtà, in autunno, nel loro primo round, come segnala l’agenzia Bloomberg. E che “rafforzeranno i nostri rapporti commerciali e di investimento, porteranno avanti le priorità comuni sul fronte commerciale, promuoveranno l’innovazione e la crescita economica inclusiva per i lavoratori e le imprese”. Ovviamente, Pechino esprime parere negativo. Il ministro del Commercio Shu Jueting afferma che il Paese prenderà “tutte le misure necessarie per salvaguardare con decisione sovranità, sicurezza e interessi di sviluppo”. Questo perché la Cina “si oppone sempre a qualsiasi forma di scambio ufficiale tra qualsiasi Paese e la regione cinese di Taiwan, compresi i negoziati e la firma di accordi con connotazioni sovrane o di natura ufficiale”. E via di richiami, verso Washington, di attenersi e rispettare la politica della “Unica Cina”.

Se Taiwan mobilita i jet

Se di tensioni “dichiarate” si è sempre parlato nel contesto Taipei – Pechino, è pur indubbio che negli ultimi mesi le frasi più pesanti e le occasioni di dissidio si sono fatte più frequenti. Costringendoci, anche solo per una questione di attenzione, a focalizzarci sugli eventi. Siamo abituati alle mobilitazioni cinesi intorno l’arcipelago, ma anche quelle taiwanesi non scherzano. Taipei ha infatti schierato i suoi jet da combattimento, gli F-16V, come risposta alle manovre di Pechino delle scorse settimane. Secondo il ministero della Difesa, esercitazioni che simulavano una strategia in caso di invasione cinese. Il portavoce del ministero Sun Li-fang si è espresso così: “Coglieremo l’opportunità per testare l’addestramento che facciamo normalmente, aumentando la nostra efficacia in combattimento. Le forze della Repubblica di Cina sono fiduciose, capaci e determinate a difendere la sicurezza nazionale”. È sempre difficile che scoppi una guerra di dimensioni “importanti”, in un contesto geopolitico come quello attuale, e in special modo sul versante asiatico. Ma la teoria è sempre quella: se si insiste con dichiarazioni, provocazioni e atti complicati – da una parte o dall’altra – anche se l’intento magari è solo “estetico”, per così dire, le possibilità che si verifichino “incidenti”, semplicemente, aumentano. E gli incidenti, tutti, possono provocare reazioni a catena. Tutto qui.

Stelio Fergola

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