Il Primato Nazionale mensile in edicola

Terzo articolo di approfondimento sulla strage di Ustica, dopo che le dichiarazioni del giudice Rosario Priore hanno riaperto il dibattito rispetto all'”Affare Maltese” e la possibile “Pista libica” dietro i fatti di Ustica e Bologna (link al primo articololink al secondo articolo.)

Roma, 16 lug – Nel precedente articolo siamo arrivati al 1990, quando le conclusioni della Comm. Blasi e l’analisi del relitto portavano dritte a Tripoli. La nuova commissione di inchiesta formata dal giudice Priore inizia i suoi lavori circa all’inizio del 1991, è formata da esperti italiani e stranieri, si decide di accentrare i relitti del DC9 (e di parte del relitto del Mig23 libico ritrovato in Sila ufficialmente “restituito” alla Libia) nell’hangar “Batler” sull’aeroporto militare di Pratica di Mare. Priore installa i suoi uffici nel “bunker” di Via Triboniano a Roma, si decide di ripescare dal mare anche quella parte di relitti che nella precente campagna di recupero erano stati lasciati sul fondo. La Comm. Taylor (o Misiti) decide anche di “ricominciare da zero” e consegna la sua “Perizia Tecnica” a luglio 1994. Si tratta di 9 faldoni e decine di migliaia di pagine di allegati. Il risultato, dopo anni che si parla di missile è clamoroso: bomba a bordo, in particolare collocata dentro la toilette, dentro uno degli arredi.

Una premessa: Ustica e Bologna, l’esplosivo

Si è sostenuto che i residui di esplosivo repertati a Bologna e a Ustica siano identici, sostanzialmente simili, similari etc. Questo argomento è usato per un sillogismo: bomba a Ustica e bomba a Bologna, lo stesso esplosivo ne è la prova. Se stiamo alle analisi non è vero. Sul DC9 furono repertati in diverse riprese TNT e T4, quindi “Compound B”. Si tratta di un esplosivo militare che si usa anche per le testate dei missili. Quindi “2” sostanze: TNT+T4. A Bologna l’esplosivo era una miscela di TNT, T4, Bario, Nitroglicerina e Nitroglicol (e loro componenti). Invece il Compound B (TNT+T4) fu ritrovato nel falso attentato organizzato sul treno Taranto – Bologna il 13 gennaio 1981, ma si trattava di un depistaggio, teso forse a dimostrare che il Compound B era nella disponibilità dei gruppi terroristi che quindi potevano averlo utilizzato contro il DC9 di Ustica (nel 1981 su Ustica stava lavorando la Comm. Luzzatti, qualcuno già sapeva che avrebbero trovato il Compound B). Altre interpretazioni riguardano invece un depistaggio relativo a Bologna. Due alti ufficiali del Sismi (Gen. Musumeci e Col. Belmonte) furono condannati a 10 e 7 anni di galera per averlo organizzato.

Ricomincio da zero

Il “ricominciare da zero” suscitò (almeno in me) una certa perplessità: i tracciati radar di Ciampino sempre quelli rimanevano, e così la persistenza in quota di 186 secondi, le analisi sull’esplosivo e tanto altro di oggettivo fatto dalle due precedenti commissioni (ma vabbè, sarebbe stato un riesame di tutto, pensavo). Esaminando però la Perizia Tecnica anche al di la della conclusione (bomba a bordo, nella toilette) tutto appariva stravolto e cambiava totalmente la dinamica del disastro. Cambiava nel senso dell’animazione falsata che avevo visto decine di volte in televisione ogni volta che si parlava di Ustica: l’aereo che si distrugge quasi istantaneamente. Falso. Preparo una memoria di contestazione e ad agosto 1994 mi presento al giudice. E’ una mattinata molto movimentata perché i miei argomenti appaiono subito inattaccabili, di sostanza. Li possiamo riscontrare sulle stesse tavole (disegni) agli atti che vengono recuperati frettolosamente dall’archivio. Per me finisce lì, ma a mia insaputa il giudice distribuisce il documento alle parti e a Dicembre 1994 vengo contattato da Aldo Davanzali, amministratore delegato e azionista di maggioranza dell’Itavia: voglio essere il suo Consulente Tecnico nell’inchiesta? Certamente, l’Itavia è già stata scagionata da ogni addebito già dalla Comm. Luzzatti nel 1982, non dovrò nemmeno preoccuparmi di difenderla. E a Gennaio 1995 vengo nominato: ora ho accesso a tutte le carte, non solo le perizie ma ai documenti sulle quali queste si sono formate.

Lavoro un anno e il 23 dicembre 1995 deposito la mia prima “Nota Tecnica”, la prima parte di contestazione all’ipotesi bomba, la seconda sull’ipotesi missile. A parer mio (uso la formula di rito) alla sostenibilità giudiziaria della bomba esplosa nella toilette non ci hanno mai creduto.  A) sugli arredi e pareti della toilette non c’è nessun segno di esplosione (anche l’asse del water è intatto). Quindi secondo la Comm. Taylor esplode nella toilette una bomba che stacca i motori e la coda dell’aereo, ma non lascia nella toilette il minimo buchino, segnetto, bruciaturina, marcatura, vaiolatura…nulla di nulla. La spiegazione è che i danni “potrebbero” stare sui frammenti mancanti e rimasti in fondo al mare. Solo su quelli. B) Circa due mesi dopo il deposito della perizia della bomba (quattro anni di lavoro!) i periti Casarosa e Held presentano una “memoria aggiuntiva” in cui mettono in dubbio l’ipotesi bomba e formulano l’ipotesi di “quasi collisione” con un altro velivolo. Dal punto di vista giudiziario è demolire entrambe le ipotesi, rimettendo tutto in discussione. Questa la conclusione a cui giunge l’Autorità Giudiziaria rispetto all’ipotesi bomba (pag. 2.731). Quindi si può concludere in via di ipotesi che se, esplosione vi è stata, essa comunque non è avvenuta nel vano toilette, né nella cabina passeggeri così come nelle stive; e che nessuna delle più che numerose perizie è riuscita sino a questo punto a dare una risposta logicamente accettabile al complesso delle evidenze.

L’ipotesi bomba, a parer mio, serve solo a cambiare la dinamica del disastro. Se la nuova dinamica del disastro proposta dal collegio giudiziario dipende da una esplosione nella toilette, e si conclude che nella toilette non è esploso niente, anche la nuova dinamica del disastro ne risulta invalidata. E ovvio, secondo il collegio Taylor l’esplosione della bomba posta dietro al portasalviette del bagno ha tranciato il trave che collega i due motori causando il distacco del motore destro. Nel giro di 3 o 4 secondi si è staccato anche il motore sinistro e la coda. Poichè nella toilette non è esploso niente non si è staccato niente (e tutta una serie di evidenze probatorie, dall’analisi dei materiali ingeriti dai motori alle mappe dei recuperi sul fondo del mare, e altro, lo confermano). Invece si pretende che la nuova dinamica del disastro sussista comunque malgrado l’ipotesi da cui discende sia invalidata. Siamo quindi allo “stallo logico”: Il collegio peritale esclude il missile perché è esplosa la bomba nella toilette, ma di fatto non è esplosa alcuna bomba né nella toilette né altrove. Ne consegue che senza bomba e senza missile il DC9 è atterrato regolarmente a Palermo. Per giustificare il fatto che invece ce lo abbiamo nell’hangar distrutto, si formula la “quasi collisione” con un altro aereo che avrebbe staccato l’estremità (un paio di metri) dell’ala sinistra. Inventando una tipologia di disastro aereo, la “quasi” collisione, fino ad allora inesistente. E consegue che coda e motori non si sono staccati: o la punta dell’ala destra per la quasi collisione o coda e motori per la bomba nella toilette. E l’esplosivo repertato? E i 186 secondi?
Questa è la situazione quando a gennaio 1995 divento il C.T. della compagnia aerea.

Bene, io me ne vado per i fatti miei e in un anno di lavoro riesamino tutto, “demolisco” la nuova dinamica del disastro (se qualcuno me lo chiede rimetto in rete tutto) e rielaboro l’ipotesi missile basata sui danni rilevabili sul relitto, il famoso “squarcio” di cui si è parlato in Comm. Stragi già nel 1989 ma del quale nel 1995 ancora non so niente perché il verbale lo avrò solo nel 2004.
Qual è lo “squarcio” a cui si riferiva l’On. Casini? Quello che si vede alla mia sinistra in questa immagine. E’ necessaria una puntualizzazione: nelle argomentazioni che seguiranno non polemizzo né con il magistrato, né con i Pm, né con i loro collaboratori, insomma con “l’ufficio” o l’Autorità Giudiziaria, che hanno fatto un lavoro investigativo vastissimo, monumentale, andando a verificare ogni singolo elemento, anche il più lontanamente ipotetico emerso nell’inchiesta. Il fatto è che giustamente il confronto era fra i Periti Giudiziari e i Consulenti Tecnici delle varie parti, più gli ausiliari chiamati da questi e da quelli. E da questi “confronti” non è venuto mai nulla di univoco, nessun elemento condiviso, nemmeno i più elementari. Avessimo dovuto firmare un documento per dire che giorno era, sarebbero venuti dieci documenti con dieci date diverse. E figuratevi quindi la situazione per i magistrati. Non sto scrivendo per lamentarmi che la mia ipotesi sul missile libico non sia stata accettata: si vede che non ho saputo o potuto renderla “probatoria” che è l’unica cosa che conta in una inchiesta penale.

Diverso è il giudizio su una parte dei periti giudiziari o degli altri C.T. Sempre con la spocchia del “sapiente” e pronti all’insulto gratuito quando li sconfessavi. Siamo arrivati al punto che fanno tramontare il sole, sull’antenna di Fiumicino, alcuni minuti prima per spostare verso est il punto geografico del disastro di circa 8km, e su questo poi costruiscono tutta una teoria sulle traiettorie “balistico-aerodinamiche” per far tornare la loro nuova dinamica del disastro altrimenti improponibile. Magari pensavano che nessuno se ne sarebbe accorto, oppure è stato un banalissimo errore per una fotocopia venuta male, chi può dirlo? Comunque me ne sono accorto, anche di questo. Insomma tutti erano d’accordo sulla nuova dinamica del disastro: i periti giudiziari della bomba (tranne i due che ci avevano sovrapposto la quasi collisione), i C.T. della parte civile Associazione Familiari che invece erano per il missile ma senza dire quale, i C.T. della parte inquisita (i generali) che erano per la bomba. Con la nuova dinamica del disastro comunque usciva la pista libica dal caso Ustica, questa la sostanza. Quelli del missile potevano dire che era della Nato, quelli della bomba a insistere con la toilette. Ovviamente per me la dinamica del disastro restava quella di prima: nessuno degli elementi che la determinavano era modificato o modificabile, e la dinamica del disastro così come era stata accertata anche in precedenza portava dritto dritto al missile di Gheddafi: missile a guida radar SARH di modesta carica bellica, della classe per il combattimento fra caccia. Al mondo ne esisteva uno solo.

“Non esiste. Questo missile che dice lei “non esiste”, punto”. Ma ce lo abbiamo nelle immagini, nelle mostre di armamenti sovietiche, sulla stampa specializzata, sulle monografie sul Mig23, (ora pure su internet), è attaccato sotto i Mig23 nei musei in Russia, perché non esiste? Perchè non è ricompreso nell’elenco a suo tempo rilasciato dall’Aereonautica Militare, e perché non è compreso nell’elenco dei missili allegato alla perizia sul Mig23 libico precipitato in Calabria, elenco stilato dal Prof. Manfred Held la cui superiore competenza non è mai stata messa in discussione! Oh, se non esiste non esiste! Le contestazioni sul missile che non esiste le fa il Gen. Melillo (uno degli imputati), mentre dagli altri vengono una serie infinita di commenti sprezzanti, sia sulla questione della dinamica del disastro sia sul missile che non esiste. C’è chi arriva a lamentarsi che leggendo quello che scrivo uno è portato a darmi ragione, chi comunica al giudice che non leggerà quello che scrivo, chi dice che per stavolta ha letto ma non lo farà più… Sembrano i Bravi con Don Abbondio: questo matrimonio non s’ha da fare! Il missile AA2-2 Atoll C esiste (è quello in basso, in questo caso ancora operativo sui Mig21 polacchi) e la dinamica del disastro resta quella di prima, stante che nella toilette non è esploso niente e la conseguente dinamica del disastro proposta dalla Comm. Taylor è una baggianata. Ora qualcuno penserà che ho torto, giustamente. Se 11 luminari italiani e stranieri, uno sproposito di generali inquisiti, e i tecnici dell’Associazione Familiari, scrivono e sostengono la nuova dinamica del disastro con l’aereo che si disintegra quasi istantaneamente come puoi tu, da solo, sostenere il contrario! (vedi immagine). E’ chiaro che vuoi incolpare un povero proletario del Terzo Mondo! E’ facile: nemmeno Dio può dire che 2+2 non fa 4.

Napoli, 21 Dicembre 2014

Un’altra possibile verità emerge sulla tragedia di Ustica: l’aereo cadde in acqua integro senza quindi esplodere in aria. A sostenere la nuova tesi su come possa essere finito in mare il DC9 dell’Itavia è stato uno studio condotto dai professori Agostino De Marco e Leonardo Lecce dall’Università Federico II di Napoli, dipartimento di Ingegneria industriale, sezione ingegneria aerospaziale. Basta leggersi il breve articolo e vedersi il video, avevo ragione io. Questo lavoro dei due ingegneri aereospaziali è un “3D dinamico”, io all’epoca potei fare solo un 3D statico con lo schema degli impatti, allegato alla Nota Tecnica consegnata il 23 Dicembre 1995: Missile a guida radar SARH della classe da “Dogfigth”, quello del MIG23 MF trovato sulla Sila. Della pista libica su Ustica non si può nemmeno discutere, il missile non esiste. In questa storia San Gheddafi può essere solo la vittima degli “amerikani” (ora dei francesi per via che Obama è politicamente corretto, ma se a novembre vincesse Trump sono di nuovo gli americani. Se vince la Clinton si vedrà).

Comunque il 10 ottobre 1995 vengo convocato a Via Triboniano. Il giudice ordina un “supplemento di perizia radaristica” affidata a due esperti e un colonnello dell’Aereonautica (in aspettativa), e con mia grande sorpresa sono chiamato a farne parte come C.T. della parte civile Itavia. Subito si alza uno degli avvocati dell’Associazione Familiari e tenta di evitare la mia nomina, devo aver sbagliato missile. Comunque il giudice taglia corto. Benissimo. I periti di tutte le commissioni hanno ricevuto i dati radar di Marsala (militare) solo per una ora a cavallo del disastro, ora avrò tutto il nastro, 24 ore dalle ore 6 del mattino fino alle 6 del giorno successivo. Come ha fatto l’aggressore ad arrivare in mezzo al mar Tirreno senza essere avvistato da nessuno tranne che da poche battute di primario dal radar civile di Ciampino? E i radar militari? Vedremo nel prossimo articolo.

Luigi Di Stefano

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta