golpeAnkara, 16 lug – Venerdì sera, venerdì di preghiera per tutto il mondo musulmano ma per la Turchia è stato un venerdì di rivoluzione, o forse di reazione, per quanto è accaduto in poche ore nei più grossi centri urbani del Paese dalla mezzaluna.

I primi segnali di qualcosa di insolito cominciano ad arrivare verso le 22:00 ora italiana (le 23:00 di Ankara) e sono molto frammentari e imprecisi, non danno ancora il polso della situazione limitandosi a riportare di spari nella capitale. Poi la situazione evolve molto velocemente e le agenzie stampa scrivono di caccia che sorvolano a bassa quota Ankara e Istanbul e di carri armati per le strade. Potrebbe essere semplicemente la risposta ad un altro attentato di matrice islamica ma le prime fonti del  governo turco, nella persona del primo ministro Binali Yldrim, parlano di un tentativo di colpo di stato perpetrato da una fazione dell’esercito. Passa un’ora circa e arriva il comunicato ufficiale dei rivoltosi, che ancora non si capisce bene da chi siano orchestrati se da generali o da colonnelli, più di un mero dettaglio per la Turchia, che recita “Abbiamo preso il potere in Turchia per ristabilire l’ordine democratico e la libertà” ed arrivano le prime immagini e video, presi dai telefoni cellulari, dove si vedono carri armati all’aeroporto di Istabul, sui ponti sul Bosforo, elicotteri e cacciabombardieri che sfrecciano nel cielo di Ankara,  e intanto le trasmissioni televisive, social network e telecomunicazioni vengono interrotte. E’ colpo di Stato. Erdogan sembra sparito, non una voce confermata sulla sua sorte: chi lo dice arrestato, chi lo vuole in fuga, chi nascosto, quello che è certo, è il tentativo di colpo di mano dei militari dell’esercito turco, da sempre storicamente i garanti della laicità dello Stato. Sembra fatta, e arrivano le prime tiepide dichiarazioni statunitensi da parte del segretario di Stato americano, John Kerry. Dichiarazioni molto ambigue per la verità. Kerry infatti dichiara alla stampa di sperare che in Turchia ci sia stabilità, sullo stesso tono anche il ministro degli esteri russo Lavrov pochi minuti dopo.

golpe
Le truppe golpiste si arrendono a Istanbul (fonte RepTV)

Arrivano le prime voci sui mandanti del golpe: sarebbe una fazione dell’esercito vicina al predicatore sunnita e avversario di Erdogan, Fethullah Gülen che vive in esilio negli Stati Uniti, i quali più volte ne hanno rifiutato l’estradizione richiesta dal governo di Ankara. Ed arriva anche la voce di Erdogan: sarebbe in aereo in volo per la Germania e con un video registrato da un cellulare invita la popolazione turca a ribellarsi, a scendere in strada, a far valere la democrazia, parole riprese anche dai muezzin delle moschee di quasi tutta la Turchia. Per le strade di Ankara, ma soprattutto di Istanbul, però succede qualcosa di strano: la polizia non appoggia il colpo di Stato e la popolazione, dapprima lentamente poi sempre più vigorosamente scende in strada raccogliendo l’invito di Erdogan e delle autorità religiose. Se prima sembrava fatta ora qualcosa non va per il verso giusto, tanto che a Istanbul sul ponte del Bosforo e nei pressi dell’aeroporto si spara sulla folla. Anche ad Ankara gli elicotteri fanno fuoco per contenere la reazione di popolo, e si inizia a dire che l’aereo di Erdogan stia per rientrare nello spazio aereo turco. Sembra impossibile ai più, soprattutto ai giornalisti ed analisti italici, che si sono affrettati a salutare il ritorno della laicità e la fine di Erdogan, col senno del poi un po’ troppo prematuramente diremmo. Le voci si susseguono e riportano una situazione che sembra tutt’altro che definita: il Capo di Stato Maggiore della Marina turca afferma che la sua forza armata non sostiene i rivoltosi: sembrerebbe poco, ma non sarà così. Verso l’una di notte ora italiana arriva la prima vera reazione al golpe: un elicottero viene abbattuto da un F-16, la polizia compie i primi arresti tra le forze ribelli. Continuano gli scontri a fuoco tra l’esercito e la folla, che porteranno poi ad un conteggio di 191 morti e quasi 1400 feriti. Poi la situazione velocemente precipita, quasi improvvisamente a dire il vero: la folla ha il sopravvento , fronteggia i carri armati, assalta i mezzi militari, la polizia compie arresti in massa (saranno più di 1500 alla fine della lunga notte turca), ed il tutto succede nel mentre, o poco dopo, le dichiarazioni congiunte del Presidente degli Stati Uniti Obama e del Segretario Generale della Nato Stoltenberg in cui si afferma che va riconosciuto il governo democraticamente eletto: un pieno, e tardivamente sospetto, sostengo ad Erdogan, una condanna a morte per i rivoltosi.

Gli scontri a fuoco cessano, salvo sporadiche sacche di resistenza dell’esercito, i primi militari si consegnano spontaneamente alle forze di polizia mentre i carri armati lasciano le loro posizioni; in tarda notte, verso le 3 ora di Roma, Erdogan, che forse non ha mai lasciato il Paese, parla alla nazione dalle telecamere della tv di Stato: il golpe è fallito. Comincia la repressione. Il presidente turco parla di “terrorismo”, di uno Stato nello Stato che deve essere spazzato via. Russia e Usa si rallegrano per l’esito della notte di Ankara, in Siria un po’ meno. Non intendiamo dare giudizi su chi abbia realmente orchestrato il tentativo di colpo di mano, se sia stato eterodiretto, come lascerebbero pensare certe prime dichiarazioni Usa e russe, oppure se sia solo una messa in scena di Erdogan per  spazzare via le residue resistenze all’interno dell’esercito, e avere mano libera per cambiare la costituzione turca. Certamente Erdogan è una pedina ma non troppo, vista la sua politica volta a fare della Turchia una potenza d’area, nelle mani degli Usa, certamente Gülen ed i suoi accoliti sono protetti da Washington, è altrettanto assodato che ci sia stato un riavvicinamento tra Ankara e Mosca, cosa che sta portando ad un atteggiamento diverso nei confronti di Assad, ed è certo che la Nato, che ha in Incirlik la sua base più importante nella regione, è rimasta a guardare, ma solo nelle prossime ore, dall’atteggiamento di Erdogan verso i suoi padroni e padrini, avremo, forse, più chiaro il metro di come siano realmente andate le cose; una cosa però è certa: da oggi la Turchia non sarà più la stessa perché gli eventi  della notte scorsa hanno posto la parola fine sulla capacità dell’esercito di essere il garante della laicità dello Stato.

Paolo Mauri

Vuoi rimanere aggiornato su tutte le novità del Primato Nazionale?
Iscriviti alla nostra newsletter.

Anche noi odiamo lo spam. Ti potrai disiscrivere in qualsiasi momento.

Commenti

commenti

3 Commenti

  1. La sua analisi è giusta e scaturisce certo da una grande conoscenza della situazione geopolitica dell’area in questione.
    Tuttavia a mio modesto parere il Popolo turco ha perso una grossa occasione per liberarsi di un presidente che ha fatto del doppio gioco e degli affari poco chiari un suo marchio di fabbrica. La rivolta di P.zza Tarsia ed i suoi morti, gli arrestati e gli scomparsi sono dimenticati. Avevo esultato per il golpe dell’esercito ma come ha ben evidenziato mai dire gatto….Vedremo nei prossimi giorni.

    • Purtroppo la Turchia, sotto la guida di Erdogan, si sta completamente islamizzando. Questo era l’ultimo tentativo di evitare qualcosa che Ataturk sapeva perfettamente sarebbe successo ma oramai la maggioranza della popolazione è quasi del tutto islamica.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here