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Val di Zoldo, 20 feb – Quello di Val di Zoldo, piccolo comune di 3 mila anime in provincia di Belluno, sta diventando un vero e proprio caso nazionale. Grazie a una circolare del ministero dell’Intero del 2007 si è dato il via a un vero e proprio boom di richieste di cittadinanza. Tutte da parte di brasiliani, 1600 in tutto, e tutte nella stessa abitazione. Il motivo? I richiedenti si appellano allo iure sanguinis e sostengono di avere antenati italiani. Il che dà una via preferenziale per l’ottenimento del passaporto italiano.  
L’anagrafe del piccolo comune, tenuto in piedi da due dipendenti, è andato letteralmente in tilt e per questo il sindaco ha deciso di rendere pubblica quella che ha ritenuto una vera e propria anomalia. Funziona più o meno così: grazie a un intermediario i brasiliani arrivano in Italia a gruppi di venti alla volta. Hanno un semplice visto turistico, chiedono la residenza al Comune al quale si sono rivolti, Val di Zoldo e altri nella zona, e attendono la regolarizzazione come cittadini italiani, che arriva in genere entro qualche mese. Poi tornano a casa loro.
Ma i brasiliani in questione, uno su quattro del totale dei cittadini di Val di Zoldo, non risiedono nel paesino del bellunese, ma in Brasile, essendosi iscritti all’Aire, l’anagrafe degli italiani residenti all’estero. Il che pone non pochi problemi, dal momento che queste persone hanno diritto di voto in Italia e contribuiscono a formare il quorum dei comuni in cui sono diventati cittadini italiani.
Nuovi italiani, quindi, che dell’Italia conoscono a malapena la pizza, perché la storia degli avi bellunesi è tutta una balla, fabbricata ad arte per ottenere la cittadinanza. Pare infatti, stando a una segnalazione arrivata al primo cittadino e subito inoltrata alla Questura, che in Brasile ci sia una fabbrica di documenti falsi, certificati da professionisti, che attestano la discendenza italiana di quanti desiderano ottenere un doppio passaporto, italiano e brasiliano.
Anna Pedri

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