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ceta protesteBruxelles, 22 ott – Galeotta fu la Vallonia. Al termine di una lunga trattativa, la regione francofona del Belgio non si è schiodata dalla posizione del “No” al Ceta, l’accordo di libero scambio fra Unione Europea e Canada. Segnando così, molto probabilmente, la fine dello stesso.



I problemi erano cominciati pochi giorni fa, con il parlamento della regione autonoma che non ha dato il suo placet, passaggio necessario affinché il governo federale potesse esprimersi al riguardo secondo le indicazioni ricevute. Da qui l’impossibilità, per l’esecutivo di Bruxelles, di convergere secondo i desiderata dell’Ue per acconsentire alla ratifica del trattato, cugino minore del più famoso Ttip. A nulla è valso l’intervento di Chrystia Freeland, ministro del Commercio del Canada, che ieri mattina ha avuto un colloquio con il presidente vallone, il socialista Paul Magnette: “Le discussioni sono finite e sono fallite. E’ un’opportunità mancata. Sono molto delusa”, ha commentato, spiegando che “abbiamo lavorato molto con la Commissione e gli stati membri, ma sembra evidente che l’Ue non è in grado ora di avere un accordo internazionale”. A non convincere Magnette sono state le poche garanzie sul tema degli investimenti internazionali, tutelati in caso di controversie – come nel caso del Ttip – da un tribunale indipendente che, secondo il politico belga, avrebbe dato il là ad un disallineamento di forza a favore delle grandi imprese rispetto al potere pubblico.

“Le dichiarazioni del ministro canadese Freeland, qualora fossero confermate, circa la volontà canadese di uscire dal Ceta sarebbero la dimostrazione del gravissimo errore commesso dall’Unione europea e rappresenterebbero la fine della nostra politica commerciale”, commenta amareggiato il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, il quale sembra mantenere viva una minima speranza, riconosce però anche che “le conseguenze di un eventuale fallimento del Ceta ricadranno sull’intera politica commerciale Ue”. Parole non peregrine, quelle del titolare del dicastero che fu della Guidi, dato che dopo il fallimento del Ttip anche quello del Ceta mostra una più che decisa fragilità, per non dire di vera e propria inconsistenza politica, delle istituzioni comunitarie.

Filippo Burla

 



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