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Lecce, 25 gen – «Ve la diamo gratis»: recita così, a grandi lettere, lo slogan apparso su di un cartellone pubblicitario nel comune di Lizzanello, in provincia di Lecce. Un doppio senso pecoreccio corredato dalla foto di una donna delle pulizie in abiti sexy e seguito da una precisazione, scritta in caratteri più piccoli: a essere gratuita, e solo per un mese, è la sanificazione di magazzini e condomini se si stipula un contratto annuale con l’azienda di pulizie.



Tanto è bastato – e avanzato pure – per far rizzare i capelli in testa alla sinistra locale, femministe in testa, che hanno subito gridato al sessismo, scatenando la consueta tempesta social contro la povera ditta di pulizia.

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“Ve la diamo gratis” finisce sulla graticola

«Una pubblicità sessista oggi ha disturbato la consueta quiete che contraddistingue le domeniche pomeriggio della nostra comunità» ha dichiarato, infuriato, il sindaco Fulvio Pedone in un post su Facebook. «Un bizzarro richiamo alla donna, come archetipo retrogrado di genere sottomesso. Di fatto, un errore ha richiamato Lizzanello quale località di appartenenza della società che ha sfruttato lo slogan sessista per il proprio business. Lizzanello ne è solo la sede legale, la compagine, per fortuna, è altrove». Questi toni roboanti per una battutaccia a doppio senso e una sexy-donna delle pulizie.

Ma non è tutto: il primo cittadino del comune salentino ha promesso provvedimenti repressivi contro chi si rifiuta di chinare il capo e seguire il dogma politicamente corretto. «Lizzanello e Merine non si tirano indietro e saranno sempre presenti per parteggiare contro le ingiustizie e combattere per una buona causa e questa di certo lo è – precisa Pedone –  Nella giornata di lunedì 25 gennaio, invocando la Raccomandazione CM/Rec(2019)1 del Comitato dei Ministri agli Stati membri sulla prevenzione e la lotta contro il sessismo, l’amministrazione redigerà un regolamento comunale che, ispirato al rispetto dei principi fondamentali, escluderà dalla negoziazione privata col Comune le imprese che si siano negativamente distinte per comportamenti sessisti, discriminatori e razzisti, oltre a negare ogni forma di affissione pubblicitaria di natura sessista».

La ditta risponde così

L’azienda ha così risposto: «Non volevamo in alcun modo lanciare un simile messaggio –spiega il responsabile legale – la locandina è stata realizzata dall’azienda che gestisce l’immagine della ditta che ha scelto uno slogan solo un po’ diverso ma mai e poi mai possiamo essere tacciati di sessismo. Peraltro l′80 per cento del nostro personale è composto da donne. A ogni modo dispiace dover constatare insulti e cattiverie. In un mondo civile non è questo il modo di manifestare il proprio dissenso e per dimostrare la nostra buona fede ci scuseremo con una lettera che sta preparando il nostro legale Andrea Maggiulli chiarendo, una volta per tutte, quest’equivoco».

Cristina Gauri

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3 Commenti

  1. Queste cerebrolese di pseudo-femministe, non vogliono capire che lo slogan è un ammissione, (forse involontaria), di ciò che noi maschi, eterosessuali, conosciamo dalla notte dei tempi: è la donna che decide se concedersi o meno! Non siamo noi che conquistiamo, ma loro che ci vengono incontro facendoci provare l’ebrezza della concupiscenza, quindi questo slogan è un attestato di stima. Così funziona nel mondo degli esseri umani senzienti; se questi dementi da social network avessero un minimo di rilassatezza mentale senza gridare allo scandalo ad ogni piè sospinto, ma leggessero le situazioni per quello che sono, vivremmo tutti più serenamente.

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