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Londra, 15 giu – Così come successo a Philadelphia, contro gli atti di vandalismo nei confronti di statue e simboli nazionali perpetrati dai manifestanti del Black lives matter si sono schierati nei giorni scorsi anche veterani, ex militari, tifosi calcistici e nazionalisti inglesi. A Londra nella giornata di sabato centinaia e centinaia di persone – per la maggior parte rappresentanti di quella «mascolinità tossica, bianca, eterosessuale» tanto invisa ai progressisti di ogni risma – sono scese in strada per difendere il Cenotafio a Whiteall e la statua di Winston Churchill in Parliament Square dai possibili attacchi degli antirazzisti, che già avevano bersagliato il monumento dell’ex Primo ministro britannico in occasione delle manifestazioni avvenute nei giorni scorsi. Il tutto è avvenuto nonostante l’invito delle autorità a restare a casa. Gruppi di manifestanti, intonando canti da stadio e marce patriottiche e mostrando cartelli recanti scritto All lives matter (tutte le vite contano) hanno puntato dritto verso Trafalgar Square; lì la polizia ha cercato di impedire alla folla di raggiungere Hyde Park dove si stava svolgendo un’altra manifestazione Black lives matter. I più «scalmanati» si sono accalcati davanti alle transenne e ha iniziato a lanciare oggetti contro le forze dell’ordine.

Il ministro degli Interni, Priti Patel, ha definito gli scontri «inaccettabili». E ha aggiunto: «Chiunque compia violenza o vandalismi dovrà risponderne davanti alla giustizia». Ma il leader del gruppo Britain First ha ribadito la posizione: «Sono stufo del modo in cui le autorità hanno permesso, per due fine settimana consecutivi, atti di vandalismo contro i nostri monumenti nazionali».

Cristina Gauri

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