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Roma, 15 giu – I monumenti di re Leopoldo II non sono stati gli unici ad essere presi di mira e talebanizzati dalle proteste del Black lives matter made in Belgio. L’ondata dei «pacifici antirazzisti» che ha investito l’Europa dopo aver destabilizzato l’America si è propagata, nella notte tra sabato e domenica, anche nelle Fiandre orientali, più precisamente nella cittadina di Velzeke. A farne le spese, questa volta, nientemeno che il monumento a Giulio Cesare. La statua del conquistatore romano risulta piuttosto danneggiata. I vandali hanno dapprima divelto la lancia che Cesare reggeva in una mano, spezzandone le dita che sono state trovate sul selciato, e hanno «firmato» il bel lavoro con la scritta krapuul (delinquente) sulla base del monumento.

Le autorità hanno avviato un’indagine per ricercare i responsabili del gesto. «Stimeremo più precisamente lunedì l’entità del danno e le riparazioni da eseguire» , ha dichiarato il sindaco della cittadina Jenne De Potter. Un chilometro più avanti, anche le statue di marmo situate nel giardino del chiostro di Saint-Antoine sono state danneggiate, probabilmente per mano degli stessi individui.

Insomma, oltre ai danni al monumento sarebbe interessante stimare il percorso psicologico che porta a riconnettere la discriminazione razziale con la figura storica di Giulio Cesare. Oppure, semplicemente, si deve accettare il fatto che il movimento Black lives matter nutre un disprezzo sistematico per tutto ciò che storicamente è risultato portatore di ordine e civiltà. Anche se, curiosamente, alla tabula rasa di simboli e opere d’arte occidentali, tutte frettolosamente rubricate come «razziste» o «imperialiste» fa da curioso contraltare il silenzio serbato da questi novelli iconoclasti nei confronti dei simboli più potenti del capitalismo. Ciò che i sedicenti «rivoluzionari» non sembrano comprendere è che, aldilà della ovvia contestualizzazione storica di qualunque monumento, una società è il prodotto, nel male e nel bene, delle poche storiche e dei personaggi che l’hanno preceduta. E questo non può cambiare neanche radendo al suolo tutte le statue del mondo.

Cristina Gauri

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