Roma, 24 mag – La democrazia quando si rivela un bluff. Non che sia una grande sorpresa. Ma per porla in termini “elitisti”, come Gaetano Mosca e Vilfredo Pareto mettevano in luce con fin troppo acume, è un bluff pensare di rifuggire dall’oligarchia. Il divieto del corteo di Casapound il 28 maggio è solo l’ennesima dimostrazione del fatto che esistano idee gradite e sgradite, agli occhi di chi il potere ce l’ha davvero.

Democrazia, il bluff degli ultimi decenni

Non esiste una reale democrazia come non esiste una reale libertà di espressione. Per meglio dire, è consentito esprimersi ma a patto di accettare la marginalizzazione e la stigmatizzazione. Metodi di repressione del dissenso forse diversi dai tradizionali e più espliciti, ma ugualmente efficaci. Certo è che, in certi casi, la democrazia bluff è costretta addirittura a parlare chiaro, e non solo in Italia. Si pensi al terremoto avvenuto sui social network americani successivamente alle elezioni statunitensi del 2020. Tornando in terra nostra, si pensi ai continui attacchi che le manifestazioni in ricordo di vittime storiche vicine alla destra italiana – come Sergio Ramelli – hanno vergognosamente subito negli anni recenti.

Disprezzo totale per il pensiero, per la sua espressione, e perfino per i morti di chi non ha diritto di parlare e forse neanche di vivere. Che si esplicitano e vengono fuori quando la democrazia bluff arriva al punto di dover “comandare”. Come avvenuto in questo caso, vietando una manifestazione regolarmente comunicata. Peraltro, neanche concentrata su elementi storici “caldi” e fastidiosi per le verità insindacabili di regime.

Almeno si trattasse di fascismo

Sarebbe stato ridicolo allo stesso modo, ma in questo turbine di follia e idiozia viene spontaneo asserire: magari si parlasse di fascismo. Per lo meno ci sarebbe stato il solito, ritardato riferimento a cui la tradizione contraria alla libertà di espressione si rifà da sempre, che si sintetizza nell’altrettanto ritardato spunto: “Possono parlare tutti, tranne i fascisti, perché i fascisti non sono democratici”, o qualcosa del genere.

Macché, manco questo. Si peggiora, si va oltre. Perché si tratta di un banalissimo corteo di opposizione al governo Draghi. Una manifestazione di dissenso come ce ne dovrebbero essere decine. In questo caso, evidentemente, non si può andare troppo oltre. E allora è meglio che il corteo fastidioso non manifesti, a differenza di quello “comodo” e placido.

Stelio Fergola

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