Roma, 5 mag – Enrico Mattei nasce ad Acqualagna, nelle Marche, il 29 aprile del 1906. Presto si trasferisce con la famiglia a Matelica, dove, dopo aver frequentato la scuola elementare e quella tecnica inferiore, inizia a lavorare. Lavori duri e sottopagati. A quindici anni diviene fattorino nella conceria Fiore, della quale a vent’anni è già direttore. Alla fine del 1928 si trasferisce a Milano. Qui si diploma in ragioneria e intraprende alla Max Meyer la professione di agente di commercio di prodotti chimici, vernici e smalti per concerie. Nel 1934, si mette in proprio e crea un’industria chimica tutta sua.

Dopo il Fascismo

Caduto il Fascismo, partecipa alla Resistenza nelle formazioni cattoliche con un ruolo trascurabile. Nel dopoguerra si avvicina alla Democrazia Cristiana, che rappresenta come deputato dal 1948 al 1953. Nel 1945 viene nominato commissario straordinario dell’Agip, l’azienda di stato nata nel 1926 con il compito di svolgere «ogni attività relativa all’industria e al commercio dei prodotti petroliferi». Gli viene però affidato il compito di metterla in liquidazione. Sono fortissime, infatti, le pressioni ricevute in tal senso da tutta una serie di emissari delle “Sette Sorelle”. Mattei non ci sta, riesce a ottenerne il salvataggio e ne diventa vicepresidente. Dal precedente commissario dell’azienda viene a sapere che, nella Pianura Padana, nei pressi di Caviaga vicino a Lodi, negli ultimi mesi di guerra è stato scoperto un giacimento di metano. Tale notizia viene però sottaciuta alle autorità della Rsi. Tra il 1948 e il 1949 l’Agip inizia a perforare nei pressi di Cortemaggiore, in provincia di Piacenza, e il 13 giugno del 1949, Mattei annuncia la scoperta di un grande giacimento di gas e petrolio. Capisce subito che il metano avrebbe fatto abbassare i costi energetici per i cittadini e per le utenze industriali, rispetto all’olio combustibile e al carbone, perciò dà il via alla edificazione di un’imponente rete di metanodotti, la cui costruzione è affidata alla Snam.

Sangue di Enea Ritter

La privatizzazione dell’industria pubblica

A questo punto, i privatizzatori vanno all’attacco dell’azienda pubblica e riescono a ottenere, dal Ministro dell’Industria Lombardo, la presentazione di un disegno di Legge che vuole togliere all’Agip il monopolio della ricerca nella Pianura Padana, assegnando ai privati gran parte del territorio. In un epico discorso effettuato alla Camera il 26 ottobre del 1949, Mattei afferma che: «Con il gas della pianura padana, lo Stato, e soltanto lo Stato, può proporsi di stimolare quella industrializzazione del Mezzogiorno che è stata finora irraggiungibile, perché si è sperato, a torto, che essa entrasse nei calcoli di convenienza di imprenditori privati. Con un’energia elettrica ottenuta dal gas, portata a buon mercato in qualche centro dell’Italia meridionale, molte possibilità e problemi nuovi possono essere dischiusi alla volenterosa iniziativa del Mezzogiorno. Io sono additato come uno dei più in vista tra i fautori della gestione statale dei giacimenti di idrocarburi. Forse mi si fa un onore eccessivo, quando da molte parti mi si addita al pubblico disprezzo per questo mio indirizzo, perché la bontà della mia tesi è dimostrata dalla tesi stessa e dal comportamento di coloro che discordano.» «Si aggiunge e si sostiene che l’attività mineraria, oltre che rischiosa è anche troppo cara, troppo di lunga lena, perché lo Stato vi si possa incamminare sacrificandovi sforzi e denaro. Ma nello stesso tempo 400 domande, come ha detto il ministro Lombardo, sono state avanzate per la ricerca di idrocarburi in Italia. Vale a dire che ci sono almeno 400 ditte che vorrebbero rovinarsi in tale attività per risparmiare lo Stato italiano

La nascita dell’Eni

A fianco di Mattei si schiera De Gasperi, che riesce a convincere anche i più incerti della necessità di assicurare allo Stato il compito di esplorare il sottosuolo della Valle Padana. È così che, il 21 febbraio del 1953, viene approvata la legge che istituisce l’Eni, e Mattei ne diventa il primo presidente. Come scrive Benito Li Vigni nel suo “Enrico Mattei”: «Nasce un gruppo integrato degli idrocarburi che, forte nella produzione di gas in Italia, si estenderà rapidamente all’estero, nel segno della rinascita del nostro Paese». Mattei sviluppa il concetto dello Stato imprenditore che opera con le regole del mercato, ma che ha il fine strategico di assicurare lo sviluppo dell’Italia attraverso la distribuzione di energia a basso prezzo. Per il presidente dell’Eni, il compito di vigilare, affinché la spesa pubblica e quella privata siano insieme in grado di creare una domanda tale da assorbire tutta la mano d’opera, deve spettare allo Stato.

L’avventura “africana”

È con tale concetto ben piantato in mente, che Mattei va alla conquista della produzione petrolifera nel Vicino Oriente e in Nordafrica, fino ad allora controllata con metodi neocolonialisti dalle “Sette Sorelle” angloamericane. Naturalmente ciò gli procura moltissimi nemici sia all’interno sia all’estero. Da Mediobanca di Enrico Cuccia, che non sopporta un’azienda che progredisce senza aver bisogno di rivolgersi ai mercati finanziari, all’ambasciatrice a stelle e strisce, che inizia a premere sul Governo italiano per far fermare quell’insolente che osa disturbare i progetti imperialistici statunitensi. Mattei viene inoltre minacciato di morte dall’Oas e nel 1960 un capitano d’industria americano, come ci ricorda ancora Li Vigni, «disse di non riuscire a comprendere come mai nessuno avesse trovato il modo di farlo uccidere». Inoltre, tra i suoi più implacabili nemici si distinguono don Luigi Sturzo e Indro Montanelli. Il primo quale pasdaran del libero mercato, il secondo considerandolo una specie di dittatorello protagonista d’inganni e abbindolamenti.

Mattei contro le “Sette Sorelle”

Forte della sua volontà, Mattei parte all’assalto delle “Sette Sorelle”. In Sicilia, la quasi totalità dei permessi di ricerca è assegnata alle compagnie del cartello internazionale. Grazie a Silvio Milazzo, vincitore delle elezioni regionali del 1959 con l’Unione Siciliana Cristiano Sociale, Mattei riesce ad ottenere un riequilibrio delle concessioni tra società statali e private. Nel 1954, l’Eni traversa il mediterraneo e s’inserisce all’interno del tentativo, da parte dei Paesi che hanno appena conquistato l’indipendenza politica, di strapparsi di dosso il persistente neocolonialismo economico. Comincia con l’Egitto di Nasser, al quale propone un accordo sensibilmente diverso da quelli imposti fino a quel momento dalle compagnie angloamericane, e incentrati sul cosiddetto fifti fifti. Il 9 febbraio del 1956, Mattei firma con Nasser un’intesa che lascia all’Egitto il 75% dei guadagni e lo fa compartecipare alla ricerca e all’estrazione del greggio. Stesso tipo di patto l’Eni lo sottoscrive con il Marocco, la Libia, l’Algeria e l’Iran. Le nazioni ex coloniali diventano così protagoniste e padrone del proprio futuro economico. Nel 1958, Mattei raggiunge uno storico accordo con l’Urss per una fornitura di 12 milioni di tonnellate di greggio nel quadriennio 1961/1964. Apriti cielo! Viene accusato di approfittare del rancore arabo nei confronti degli ex colonizzatori e di mettere in crisi i rapporti tra Italia e Occidente.

La sua “condanna a morte”

Probabilmente, la sua condanna a morte Mattei la firma quando, attraverso alcune missioni segrete inviate in Iraq, cerca di concludere con Bagdad un accordo simile a quelli sottoscritti con Egitto e Iran. Questo, dopo che, nell’estate del 1958, un colpo di stato aveva destituito re Feisal II, una marionetta in mano a Usa e Uk, e messo al potere il generale Qasim. Il nuovo Governo iracheno legifera in modo da sottrarre alla britannica Iraq Petroleum il 90% dei territori che aveva in concessione, e il 30 settembre del 1962, Qasim annuncia la costituzione della compagnia statale Iraq National Oil Company, segno che l’accordo tra l’Eni e l’Iraq è praticamente concluso. Nel luglio dello stesso 1962, il Foreing Office, in un rapporto riservato, afferma che «il successo della politica di Mattei rappresenta la distruzione del libero sistema petrolifero di tutto il mondo». Il 27 settembre del 1962, Mattei, in un’intervista, replica sostenendo che l’Eni: «Ha la funzione di rottura delle posizioni monopolistiche e di calmieramento del mercato a vantaggio dei consumatori». «È chiaro che questa attività disturba gli interessi privati, i quali reagiscono sul piano economico e su quello politico in sede nazionale e internazionale, muovendo all’Eni una lotta senza quartiere».

La scomparsa di Mattei

Un mese dopo, il 27 ottobre, Enrico Mattei precipita col suo aereo nelle campagne di Bascapé, in provincia di Pavia. Nel marzo del 2003, il Pubblico Ministero del Tribunale pavese, a conclusione di un’indagine riaperta nel 1994, attesta che: «La caduta dell’aereo Morane Saulner 760/B Paris Isnap, con a bordo Enrico Mattei, William Mc Hale e Irnerio Bertuzzi è stata conseguenza diretta di un sabotaggio».

Eriprando della Torre di Valsassina

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