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13059583_534365836741357_932556873_nRoma, 21 apr – Vite Parallele è il nome dell’ultima fatica teatrale del regista e drammaturgo Antonio Nobili 32 anni, che ricorderemo per serie televisive come Romanzo Criminale, o come doppiatore degli orchi del Signore degli anelli. L’opera in questione, è un piccolo gioiello del teatro italiano. Nobili, del resto non è nuovo a complimenti del genere, ma questa volta si è fatto aiutare dal giovane attore Simone Guarany (co-autore e protagonista della serie zombie tutta italiana “La Città Eterna” diretta da Luca Vecchi, in fase di preparazione) che, una volta sviluppato il soggetto, ha consegnato il tutto a Nobili che in breve tempo ha sceneggiato l’opera teatrale. In breve il dramma racconta la vita di due giovani ragazzi, una promessa del web, uno youtuber giramondo Valerio (interpretato da un magistrale Alessio Chiondini che vediamo in onda tutte le sere nella fiction Un posto al sole) e l’altro Simone (interpretato dall’altrettanto bravo Simone Guarany), un architetto di successo alle prese con grosse responsabilità lavorative. Bene, due vite, diverse ma uguali, lontane ma parallele. Due giovani accomunati da un futuro che si prospetta radioso, pieni di speranza e accompagnati da due splendide fidanzate interpretate dalle bravissime Raffaella Camarda e Francesca Antonucci.

Simone e Valerio scopriranno un giorno terribile della loro vita di essere affetti da SLA Sindrome laterale amiotrofica. I due, caso vuole, finiscono nella stessa stanza d’ospedale, ad affrontare la vita e a chiedersi insieme se arrivati a questo punto sia meglio morire o continuare a vivere. La domanda sorge spontanea: c’è dignità nel dolore? Anche in questo spettacolo, Nobili prende spunto dall’attualità e non si tira indietro nel grande dibattito sull’eutanasia, suggerendo sfumature di pensiero che interrogano lo spettatore sull’argomento. La sceneggiatura è ricca di riflessioni ben studiate, ma quello che più colpisce nella messa in scena è l’ottimo utilizzo delle luci, che dirigono lo sguardo e la mente di chi osserva, delineando con precisione lo spazio d’azione. La musica, le luci e i ritmici spostamenti degli attori sul palco hanno un sapore quasi cinematografico.

Un cast ed una regia che non hanno paura di affrontare il dolore, protagonista di tante realtà. Il tutto è narrato attraverso la voce e gli occhi del Dottor Bortis (un bravissimo Marco Giustini, eccellente nella parte del medico alle prese con la propria coscienza) supportato dalle sue due fidate infermiere, parallele anche loro, uguali ma diverse, ognuna con i loro drammi. Le infermiere vedono la straordinaria partecipazione della bravissima attrice Lucia Rossi (R.I.S., Squadra anti mafia ) e dall’interpretazione ottima di Cristina Frioni. Vite Parallele è un dramma teatrale che non stanca, diverte, commuove e fa pensare, dimostrando che nella vita, in effetti, il caso non esiste mai. Antonio Nobili ci dimostra che c’è ancora modo di fare cultura in Italia e che non tutto deve essere omologato ad una certa linea di buon pensiero, ma, con arte ed eleganza, dice la sua e riporta la gente a teatro.

Davide Romano

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