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Roma, 3 feb – Draghi premier per volontà di Mattarella è sì una sconfitta per i partiti ma è anche una vittoria politica di Renzi. All’indomani del fallimento conclamato del tentativo della maggioranza giallofucsia di dar vita a un Conte ter (osteggiato dal leader di Italia Viva), a sinistra è tutto uno stracciarsi le vesti e puntare il dito contro Renzi. Dal Pd a LeU (il M5S adesso è troppo occupato a spaccarsi in due), è colpa del leader di Iv se non ci sarà un governo politico ma un esecutivo tecnico-istituzionale. Orlando del Pd imputa a Renzi la responsabilità del fallimento della trattativa e di aver impedito la nascita di un nuovo esecutivo. Fratoianni di LeU è convinto che l’obiettivo del leader di Iv fosse negare un futuro politico alla maggioranza giallofucsia.

Conte a casa: la vittoria di Renzi

Ma anche se nessuno lo dice ancora apertamente, la crisi di governo scatenata di Renzi aveva un obiettivo preciso: la testa di Conte. Per questo l’uscita di scena dell’ex avvocato del popolo ormai strenuo difensore della sua poltrona è un merito che gli anti-contiani devono riconoscere all’ex segretario del Pd. Certo, Renzi ha sempre detto di preferire un governo politico, ma non ha mai disdegnato l’opzione governo tecnico-istituzionale.

L’errore del Pd di insistere su Conte

In questi giorni si è fatto un gran parlare di cosa volesse veramente Renzi: più poltrone? un altro premier? decidere sui miliardi Ue? Così come si è ipotizzato che il leader di Iv fosse in tacito accordo con i dem per far saltare Conte. Operazione con cui il Pd avrebbe avuto più peso nel governo, magari esprimendo anche un premier, e in proporzione anche Iv. I 5 Stelle avrebbero come sempre accettato tutto, pur di restare incollati alle poltrone. Poi, quando Zingaretti ha blindato Conte (errore politico che ora pagherà amaramente), magari in vista di un accordo elettorale con i 5 Stelle, è apparso chiaro che Renzi non era d’accordo con i dem. Anzi.

Il leader di Iv puntava proprio a Draghi premier?

Ora si sospetta (giustamente) che i tira e molla, le richieste impossibili (come il Mes), i veti incrociati fossero tutte tattiche con cui Renzi ha semplicemente fatto precipitare gli eventi, spianando la strada al governo del Presidente. Pd e 5 Stelle, tutti concentrati a difendere Conte premier e le altre poltrone, speravano di accontentare il leader di Iv con qualche incarico di peso. Poi in serata la doccia fredda: “Bonafede, Mes, Scuola, Arcuri, vaccini, Alta Velocità, Anpal, reddito di cittadinanza. Su questo abbiamo registrato la rottura, non su altro. Prendiamo atto dei niet dei colleghi della ex maggioranza. Ringraziamo il presidente Fico e ci affidiamo alla saggezza del Capo dello Stato“. Così Renzi ha annunciato la fine dei giallofucsia. Stamattina invece ha scelto nuovamente i toni istituzionali, rimettendosi alla volontà di Mattarella e plaudendo all’arrivo di Draghi.

Renzi mette fine alla maggioranza giallofucsia

Oggi, a sentire Italia Viva, la vera vittoria non è che Conte va a casa (portandosi per fortuna pure Casalino), ma Draghi a Palazzo Chigi, “il miglior premier possibile”. Era dunque questo l’obiettivo finale di Renzi? Ne avremo la certezza matematica se e quando, nell’esecutivo Draghi, tra i possibili (ma non scontati) ministeri affidati a politici, spunterà una poltrona per Iv. Resta il fatto che così come ha decretato la nascita e la fine del Conte bis, lo spregiudicato rottamatore in servizio permanente (con i suoi 18 senatori e il 2% dei consensi elettorali) ha messo fine anche alla maggioranza giallofucsia. Operazione che gli è riuscita anche grazie al fatto che Pd e 5 Stelle non sono stati avversari politici alla sua altezza. Sì perché alla fine per Renzi è valsa la regola: “Non comando io? E allora neanche tu“.

Adolfo Spezzaferro

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3 Commenti

  1. Mal comune mezzo gaudio…, dal sapore tanto demo-imbecille! Avanti così, non li può salvare più nessuno. Manco se ne rendono conto.

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