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Roma, 3 feb – Immaginate quanto può essere stata lancinante la gastrite che ieri sera ha colpito l’ex ministro dei Trasporti Danilo Toninelli alla notizia dell’arrivo di Mario Draghi, novello «salvatore della Patria» chiamato dal presidente Mattarella.

Naufraga definitivamente l’ipotesi di un Conte-ter, tramonta l’era del «premier con la pochette», Renzi trionfa e il Movimento Cinque Stelle va in frantumi: difficile, in effetti, rimanere lucidi per il big pentastellato. Che, un po’ per lo scorno, un po’ per il suddetto mal di pancia, è corso a sfogarsi su Facebook con un post che non sappiamo se definire «clamoroso» o involontariamente umoristico nel suo essere surreale.

Toninelli: abbiamo perfino lavorato

«Non ci vengano a chiedere di votare Mario Draghi», scrive lapidario Toninelli affidando alla piattaforma la sua indignazione per l’epilogo per lui inatteso. «Abbiamo fatto di tutto. Perfino annientarci negli uffici a lavorare pur di dare una mano a chi ne aveva bisogno. Questo per noi è stato governare l’Italia».

Avete letto bene: si sono perfino scomodati a lavorare. Il passaggio, e il concetto espresso, non sono sfuggiti ai follower dell’ex ministro. Subito è scattata la graticola social, con centinaia di utenti che, tra l’indignato e il divertito, hanno fatto notare la surreale consistenza del messaggio. Non c’è spazio per le «interpretazioni», lo ha scritto nero su bianco. Si sono «annientati», poverini, negli uffici, come se gli italiani non li avessero votati per fare esattamente quello che avevano promesso. Come risuonano lontani, ormai, gli echi della «scatoletta di tonno».

Loro “contro il sistema”?

Non pago, lo sconsolato Toninelli aggiunge «lo abbiamo fatto avendo contro tutto il sistema organizzato di potere. Lo abbiamo fatto pur sapendo che stavamo perdendo consenso». E poco importa se, in realtà, da mesi moltissimi giornali e moltissime TV, pubbliche e private, si sono allineati nella glorificazione di Conte e del suo carrozzone governativo, spesso con toni davvero eccessivi. Ma in fondo, una spruzzata di vittimismo e di retorica Old School da «noi contro la casta» ci sta sempre bene, dai. Specialmente per l’esponente di un partito che, inizialmente propostosi come anti-sistema è divenuto poi parte più che integrante del sistema stesso. La casta delle caste. 

Toninelli: non siamo l’establishment (risate)

«Non siamo l’establishment e non possiamo votare per l’establishment». Così conclude Toninelli, dimenticandosi le girandole di nomine, poltrone, la pervicace tenacia con cui i grillini sono rimasti abbarbicati sui loro scranni, passando con disinvoltura dal governo con la Lega a quello con il PD. Resta solo da capire in quanto tempo il loro «mai con Draghi» si tramuterà in un «convinto» sostegno al nuovo Premier.

Cristina Gauri

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