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Roma, 14 mag – Un attacco hacker su milioni di utenti. Un vero e proprio spionaggio messo in piedi da un “cyberattore” che puntava a un numero selezionato di persone. Dopo il report del Financial Times, a confermare l’esistenza di un malware che infettava una delle applicazioni più diffuse sui cellulari, è stata la stessa WhatsApp, piattaforma di proprietà di Facebook. Il principale giornale di economia del Regno Unito sostiene che dietro all’attacco c’è una società israeliana, la NSO. Si tratta di un gruppo che dice di essere specializzato nella lotta “al cyber crime e al terrorismo”, ma secondo alcuni esperti sarebbe in realtà un rivenditore di cyber armi.



WhatsApp assicura che il “difetto” è stato riparato, ma intanto un numero imprecisato di smartphone è stato colpito, dunque infettato. Come ulteriore precauzione, gli utenti adesso dovrebbero aggiornare nuovamente l’applicazione all’ultima versione disponibile. “WhatsApp incoraggia le persone ad aggiornare la app all’ultima versione, e a tenere aggiornato anche il sistema operativo, per proteggersi da potenziali attacchi progettati per compromettere le informazioni nel dispositivo – si legge nel comunicato – stiamo lavorando in maniera costante con i nostri partner per fornire gli ultimi aggiornamenti per proteggere i nostri utilizzatori”.

Chi veniva spiato?

Lo spyware veniva installato attraverso una chiamata che gli hacker effettuavano verso un numero di cellulare. Anche se l’utente non rispondeva, il virus entrava nello smartphone. Qualsiasi telefonino poteva essere compromesso e stando a quanto emerso dalla ricerca effettuata, gli “spioni” prendevano di mira soprattutto politici, associazioni, movimenti e organizzazioni varie. E dire che Mark Zuckerberg, quando alcuni anni fa si aggiudicò WhatsApp, sosteneva di voler realizzare una piattaforma di messaggistica più attenta e rispettosa della privacy.

Alessandro Della Guglia



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