Roma, 25 ott – World Pasta Day, parole per due terzi inglesi ma che in questo caso sono simbolo di orgoglio, visto che rappresentano il successo internazionale del più tradizionale dei cibi italiani. La giornata mondiale della pasta 2022 è particolare, visti anche i risultati nell’export di quest’anno, i quali hanno premiato non poco il popolarissimo farinaceo. Una lezione, quella di questo cibo, che ci testimonia ancora di più l’importanza della sovranità alimentare.

World Pasta Day 2022

Il World Pasta Day ha una storia quasi trentennale: il primo congresso, come riporta Tgcom24, risale infatti al 25 ottobre 1995, quando 40 produttori a livello mondiale si riuniscono proprio a Roma per valorizzare e promuovere l’alimento. Da lì sarebbe nato il World Pasta Day, o per dirla con la nostra lingua, la giornata mondiale della pasta. Il farinaceo, già popolarissimo all’estero, ha visto crescere i consumi in modo pazzesco negli ultimi 20 anni. Questo senza contare i vari formati: oggi esistono più di 600 tipi diversi di pasta.

L’esplosione delle esportazioni

Come riporta l’Agi, l’esportazione della pasta nel 2022 è aumentata del 33% rispetto all’anno precedente. I dati, provenienti dall’Istat e analizzati da Coldiretti, mostrano un vero e proprio boom. Tra gli stranieri più golosi, i tedeschi, seguiti dagli americani. Nel nostro Paese si producono ogni anno 3,6 tonnellate di pasta, un quarto dell’intera produzione mondiale. Questo dà vita a circa 200mila aziende, per un valore di circa 5 miliardi di euro. Il nostro Paese – ovviamente – è quello che consuma di più l’alimento, attestandosi sui 23,5 chilogrammi all’anno a persona. A seguire, la Tunisia con 17, poi il Venezuela con 15, la Grecia con 12. Esempi come quello della pasta ci dimostrano quanto sia importante il tema della sovranità alimentare e della necessità di trarre frutto dalle proprie specialità, in termini di produzione, di smercio e di valorizzazione. Secondo il presidente Coldiretti Ettore Prandini, “ci sono le condizioni per rispondere alle domanda di italianità dei consumatori ed investire sull’agricoltura nazionale che è in grado di offrire produzioni di qualità realizzando rapporti di filiera virtuosi con accordi che garantiscano compensi equi al di sopra dei costi di produzione”.

Alberto Celletti

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