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Roma, 30 mag – Va male anche il reclamo per Faccialibro, che vede confermata dal Tribunale di Roma l’ordinanza cautelare con la quale, nel dicembre scorso, fu condannato a riattivare pagina e profilo di CasaPound e di Davide Di Stefano. Nuova condanna alle spese, inoltre, per la società che gestisce il social network, che dovrà il pagare oltre 12mila euro di spese e competenze ai legali di controparte, gli avvocati Guido Colaiacovo e Augusto Sinagra. L’ostinazione non paga, ma porta a pagare, dunque.

Zuckerberg le prende nuovamente a Roma

Zuckerberg, capo di un potente Stato virtuale e sovranazionale, le prende nuovamente a Roma. Questa volta, gli va ancora peggio. Perché? La ragione è semplice: la motivazione espressa nel provvedimento reso dal Tribunale dell’Urbe è, per così dire, quasi ‘anticipatoria del merito’. Leggiamola in stralcio, nel suo nucleo fondamentale e fondante: «Non si ravvisano, sulla base di quanto è stato dedotto e documentato nel presente giudizio, elementi che consentano di concludere che CasaPound sia una associazione illecita secondo l’ordinamento generale. La necessità di ricondurre il giudizio a questo parametro è imposta dall’impossibilità di riconoscere ad un soggetto privato, quale Facebook Ireland, sulla base di disposizioni negoziali e quindi in virtù della disparità di forza contrattuale, poteri sostanzialmente incidenti sulla libertà di manifestazione del pensiero e di associazione, tali da eccedere i limiti che lo stesso legislatore si è dato nella norma penale».

Faccialibro nulla può contro la Costituzione italiana

Il significato delle locuzioni impiegate nel provvedimento è chiaro anche ad un lattante: Faccialibro, gigante quotato in Borsa e, ormai, realtà sovranazionale, più che meramente multinazionale, nulla può contro la Costituzione italiana e, in particolare, contro l’articolo 21 della Carta Fondamentale, che sancisce la libertà di manifestazione del pensiero. Se i suoi comportamenti sono assunti in violazione delle disposizioni contenute nella Costituzione, Faccialibro le prende, le riprende e paga pegno.

Una vittoria che lascia presagire quella nel giudizio di merito

La vittoria, nel giudizio cautelare, è netta ed espressa senza perifrasi, e lascia presagire un’analoga vittoria nel giudizio di merito. CasaPound Italia e Davide Di Stefano hanno, infatti, invocato ed ottenuto tutela in via d’urgenza. Il giudizio di merito – quello, per intenderci, nel quale il Tribunale di Roma, definitivamente, dovrà dire, almeno in primo grado, chi ha ragione e chi ha torto – dovrà ancora essere definito. Ma la motivazione resa dal Tribunale in composizione collegiale è esaustiva e perentoria e costituisce quasi un’ipoteca sul giudizio che dovrà essere pronunciato a cognizione piena.

Le due ordinanze segnano la supremazia della giurisdizione nazionale

Riesce agevole comprendere le ragioni che inducono Faccialibro ad insistere nel coltivare la sua pervicace ed ostinata resistenza in giudizio. Le ordinanze rese nel dicembre 2019 e nel maggio 2020 sono pericolosi precedenti, perché segnano la supremazia della giurisdizione nazionale sullo strapotere dell’entità sovranazionale Faccialibro. Nella Weltanschauung di Zuckerberg, l’unico imperativo al quale bisogna rispondere è il Mercato, con le sue inique regole, i suoi makers, le sue logiche che uccidono gli individui o ne segnano, in maniera inevitabile, le sorti. Gli Stati nazionali, nell’ottica dell’harvardiano fondatore del social network, sono inutili orpelli, quasi il retaggio di un mondo ottocentesco, ferraglia da rottamare per lasciare il posto al definitivo dominio di mercati e mercanti sulle persone e sui loro fondamentali bisogni.

Come le Colonne dei Re, la giurisdizione sbarra la strada al Signore di Faccialibro

Ma le intenzioni e le speranze del fondatore di Faccialibro si arrestano di fronte alla giurisdizione, nel momento stesso in cui essa è fortemente messa in discussione in Italia, per le note vicende di un pugno di magistrati affaristi e affetti da strabismo a sinistra. La frontiera, come i confini settentrionali di Gondor, nel Signore degli Anelli, è sbarrata da severe statue, le Colonne dei Re, che ius dicunt, e vietano al Signore di Faccialibro di comportarsi da pirata della Rete e di violare impunemente ogni residua sovranità statale.

Andrea Petito – A.S.G.A.R.

2 Commenti

  1. 2 giorni fà Trump ha firmato un “Ordine Esecutivo” con cui si indagherà su twitter, facebook e google che si sono messe da tempo a fare il “fact checking(in realta’ una censura di parte e a favore dei globalisti) agendo cosi’ contro le norme che le regolamentano e svolgendo di fatto la funzione di editori e non di provider di servizi di comunicazione.Twitter in particolare si è permessa di dare del falso ad un giudizio verissimo su twitter di Trump che riguardava le frodi possibili con il voto postale.Oramai questi monopolisti credono di dettare legge ovunque ed è tempo di mettere leggi antimonopolio come stanno facendo negli USA se non vogliamo finire in un mondo completamente orwelliano distopico.