Ancona, 5 mar – Siamo ad Ancona, nel bel mezzo del porto. Eretto a pochissimi passi dal mare l’arco di Traiano è uno dei (tanti) monumenti romani che vince lo scorrere del tempo. Sotto la protezione di Nettuno, Mercurio e Portuno – rispettivamente divinità del mare, dei viaggiatori, dei porti – la slanciata opera marmorea è ancora in splendida forma. Porta d’oriente, già importante centro logistico in epoca imperiale, nel Medioevo diventerà repubblica marinara. Anche il calcio arriverà via mare: fondata nel 1905 (con ogni probabilità il 5 marzo) l’Unione Sportiva Anconitana – questa la prima di molteplici denominazioni – deve la sua nascita ai viaggi di Pietro Recchi. Atleta e commerciante, dopo aver visto oltremanica una partita del Liverpool, importò nella città dorica una muta di maglie biancorosse.

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I primi anni del calcio ad Ancona

Dopo diversi anni passati a confrontarsi con altre compagini locali, il primo incontro di cui si ha notizia è un partita giocata contro i marinai inglesi del piroscafo Britannia. Era il 1911. Sempre nello stesso anno le divise degli adriatici, “abbinate” al verdeggiante terreno di Zara, entusiasmarono i patrioti della costa dalmata. Con il conflitto italo-turco ogni attività venne sospesa, per poi riprendere nel 1912. Fu nominato presidente in quel periodo un certo Ugo Borghetti. Verso il quale siamo un po’ tutti debitori: sua la miscela di quel Caffè Sport ancora tanto in voga negli stadi italiani.

Inizialmente la rosa dei dorici era composta da soli anconetani, tra cui Ernesto Fogola. Prima fante e successivamente aviatore, durante la Grande Guerra morì in combattimento, guadagnandosi sul campo bellico due medaglie d’argento al valore militare.

Lo stemma e lo stadio 

A proposito di valorosi combattenti. Il logo dell’Ancona riprende lo stemma cittadino. Scudo bianco e dorato, spada sguainata, è rappresentato un cavaliere armato. Con ogni probabilità questo soldato a cavallo raffigura proprio l’imperatore Traiano.

Se oggi i biancorossi giocano al Del Conero, fino al 1992 la casa dei biancorossi è stata il Dorico. Già stadio del Littorio, fu costruito negli anni ‘30 del secolo scorso, nel più ampio discorso di edilizia sportiva realizzato dal governo fascista. Tra fusioni, cambi di denominazione e fallimenti – in particolare nel nuovo millennio – quella dell’Ancona è stata una storia sì lunga, ma quantomeno travagliata. Senza ombra di dubbio le vette più alte di questo racconto marchigiano sono state le due promozioni in Serie A.

Serie A, Coppa Italia: i punti più alti

L’esordio nella massima competizione nazionale è datato 1992. L’anno precedente la squadra allenata da Guerini – e trainata dai gol del Cobra Tovalieri – aveva infatti conquistato un’inaspettata promozione. Un sognò che durò il tempo di dodici mesi: diciannove punti, penultimo posto e retrocessione immediata. Di quella sfortunata stagione rimane però l’iconica rete “suggerita” da Centofanti e firmata dal Condor Agostini. Una spettacolare doppia rovesciata valevole per il punto del 4-4 nella trasferta rossoblu di Genova.

I dorici stupirono anche nel 1994, guadagnandosi come compagine cadetta la finale di Coppa Italia. Scalpi importanti, come quelli di Napoli e Torino. Nonostante un buon pareggio casalingo a reti bianche nella gara d’andata, all’ultimo atto la Sampdoria dilagò. Seguirono diversi anni in C e uno spareggio al cardiopalma contro i cugini dell’Ascoli. Sarà poi la coppia d’attacco Ganz-Graffiedi (2002/23) a riportare per l’ultima volta la Serie A sotto l’Arco di Traiano.

Marco Battistini

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