Roma, 12 mag – Derby d’Italia, duello eterno. Anche in questa stagione che volge oramai al termine – ma con un avvincente finale di campionato ancora tutto da scrivere – lo scontro tinto di bianconerazzurro è stato quello che ha dato una direzione precisa a tutta l’annata. Riavvolgendo brevemente il nastro già nel 2020 (ultima gara prima del confinamento) la spallata juventina garantì il sorpasso sulla Lazio di un certo Simone Inzaghi mandando l’Inter a meno nove. Inversione a U lo scorso anno, con l’Inter che acquisisce la certezza di essere pronta per un grande traguardo vincendo di forza proprio contro i rivali sabaudi, campioni d’Italia da nove stagioni. Quest’anno ha assegnato la Supercoppa nonché deciso – a inizio aprile – chi dovesse essere la più accreditata contendente del Milan.

Juve-Inter: la finale di Coppa Italia

Manco a dirlo, anche i destini della coppa nazionale passano per le giocate di Vecchia Signora e Beneamata. Davanti a una Juve fortemente motivata dalla possibilità di arricchire la bacheca per l’undicesimo anno consecutivo troviamo un’Inter che non ha ancora perso la speranza di una tripletta impensabile a inizio stagione.

Pochi dubbi alla vigilia nell’ormai classico 3-5-2 interista – Darmian vince il ballottaggio con Dumfries – mentre Allegri, dal suo ampio ventaglio di possibilità, sceglie un abbottonato ma camaleontico 4-4-1-1.

All’Olimpico la gara si accende subito: è Barella – sugli sviluppi di calcio d’angolo – ad inventarsi un destro “alla Del Piero” che fulmina l’incolpevole Perin. Lo svantaggio-lampo costringe Allegri ad alzare gli esterni Bernardeschi e Cuadrado trasformando il modulo in un più spregiudicato 4-2-3-1. Dall’altra parte i meneghini si possono difendere bassi affidandosi alle ripartenze. Bianconeri comunque pericolosi con il loro centravanti serbo, Dybala e De Ligt. Prima del riposo fuori Danilo – problemi fisici – dentro Morata.

Secondo tempo: Juve spietata ma al 90’ è 2-2

Lo stesso spagnolo a inizio ripresa induce Handanovic – sul sinistro di Alex Sandro – ad un grossolano errore: è 1-1. Neanche il tempo di esultare che Vlahovic finalizza un bellissimo contropiede per il sorpasso della Vecchia Signora. Centoventi secondi che cambiano l’inerzia della finale, con i piemontesi a giostrarsi in una sicura gestione. All’ora di gioco Inzaghi prova a scuotere una squadra improvvisamente senza idee con un triplo cambio – in campo Dimarco, Dumfries e Correa – mentre Allegri (inspiegabilmente) cambia ancora disposizione passando dietro a una linea a 3.

L’Inter colleziona angoli senza creare occasioni, almeno fino al 77’ quando Perisic rimette in gioco un traversone partito da destra senza tante pretese: Bonucci e De Ligt agganciano Lautaro nell’area piccola. Calcio di rigore e Calhanoglu – chirurgico – fa 2-2.

Tempi supplementari: Perisic porta la Coppa a Milano

Per l’ottimo Valeri non resta che traghettare le contendenti (ancora una volta) ai tempi supplementari. Il direttore di gara al 6’ viene richiamato al VAR per un contatto De Ligt – De Vrij in area juventina: secondo tiro dal dischetto, Perisic incrocia e firma il controsorpasso. Pochi minuti e il croato chiude la partita con potente un sinistro all’incrocio. Al tecnico bianconero saltano i nervi ma non succede praticamente più nulla. Per un ciclo che si chiude – quello juventino – un altro che germoglia: dopo 11 anni la Coppa Italia (l’ottava della storia interista) torna nella Milano nerazzurra.

Vincitori e vinti, fa parte del gioco: al di là del risultato teniamoci stretto questo Juve – Inter, la miglior pubblicità possibile al calcio italiano.

Marco Battistini

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