Roma, 14 dic – “No ad allenatori stranieri, la Seleçao è nostra e deve essere guidata da chi ha sangue brasiliano nelle vene”. Parola di Rivaldo Vítor Borba Ferreira, per tutti semplicemente Rivaldo. L’ex campione carioca non le manda a dire e senza mezzi termini si scaglia contro l’ipotesi Carlo Ancelotti sulla panchina del Brasile.

Rivaldo contro l’ipotesi Ancelotti: “La Seleçao è nostra”

“Non concordo con chi sostiene questa idea e credo che sia una grande mancanza di rispetto nei confronti di noi brasiliani e soprattutto dei tanti tecnici di valore che abbiamo qui. Ce ne sono molti in gradi di fare un buon lavoro con la Seleçao, come Rogerio Ceni, Renato Gaucho, Cuca, Fernando Diniz e Dorival Junior”, ha dichiarato l’ex calciatore, che peraltro giocò nel Milan proprio sotto la guida di Ancelotti. “Portare qui un allenatore straniero non vuol dire avere automaticamente la certezza che vinceremo il prossimo Mondiale. Invece penso che ogni tecnico vorrebbe essere campione del mondo per il suo paese, per dare allegria ai suoi connazionali, che di sicuro ne hanno più bisogno di noi che siamo ‘penta’. La Seleçao è nostra e deve essere guidata da chi ha sangue brasiliano nelle vene”, ha precisato l’ex stella verdeoro che vinse i Mondiali con il Brasile nel 2002.

Poche chiacchiere, ha ragione Rivaldo

Da parte nostra, nulla da eccepire, ha pienamente ragione Rivaldo. Anzi, estendiamo pure l’obiezione: non si capisce perché l’allenatore di una qualsivoglia nazionale, così come tutti gli altri componenti dello staff, possa essere straniero. L’allenatore, il suo vice, gli altri membri che fanno parte di una determinata nazionale – di calcio come di qualunque altro sport – possono essere determinati per i risultati ottenuti tanto quanto chi scende in campo. E’ dunque necessario che anche loro siano espressione di quel Paese, siano originari di quel Paese, sentano quel Paese nelle vene.

Oltretutto la storia dei Mondiali di calcio insegna che nessun allenatore straniero è riuscito nell’impresa di alzare la coppa del mondo. E accettiamo volentieri anche la frecciata lanciata da Rivaldo all’Italia. E’ vero, loro sono “penta”, noi siamo fermi a quattro coppe. Galeotto fu un rigore nel ’94. Ma la storia continua, la sfida tra le due leggende del calcio mondiale si rinnova. Buon sangue non mente, ci vediamo nel 2026.

Eugenio Palazzini

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