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Roma, 17 mar – Con l’emergenza coronavirus e con le misure di sicurezza prese in buona parte dell’Europa, anche il mondo sportivo ha deciso (finalmente) di fermarsi. Se con i principali sport vi è già una rosa di possibili – ma comunque difficili – soluzioni per portare a termine la stagione sportiva, nel ciclismo si è ancora in alto mare e la stagione rischia proprio di non partire.

In Francia è proseguita sino a sabato la Parigi-Nizza, vinta per dover di cronaca dal tedesco Maximilian Schachmann, con l’annullamento dell’ultima tappa. È stata una decisione senza dubbio scellerata quella di correre la classica settimanale in terra transalpina, considerando che molti paesi erano in piena emergenza. Non appena anche la Francia è entrata in stato di allerta, ecco la decisione di ritirarsi da parte di alcuni corridori e interi team, tra cui Bahrein-Merida (ex squadra di Vincenzo Nibali, quarto nella classifica finale della competizione).

Giro d’Italia: la corsa della rinascita?

Saltate già la Milano-Sanremo e il Giro d’Italia, per il quale era prevista la partenza a Budapest (Ungheria), a breve dovrebbero essere annunciate le cancellazioni delle classiche di primavera. Per quanto riguarda il Giro d’Italia, la decisione viene presa alla luce del fatto che il governo ungherese non sarebbe pronto ad una organizzazione in poco tempo una volta finita l’emergenza, anche se dubitiamo fortemente che essa finisca il 3 aprile. Tra le ipotesi, la Corsa Rosa potrebbe partire a fine maggio – con slittamento del Tour de France che sarebbe dovuto partire a fine giugno – oppure in autunno, a cavallo dei mondiali, con la Vuelta di Spagna che sarebbe in bilico.

La fiducia degli organizzatori e delle federazioni tende ad un moderato ottimismo, anche se sarà difficile rimodulare un calendario, di per sé già molto fitto. Si andrà perciò incontro a inevitabili scelte dolorose, pur di non cancellare una intera stagione. Certo è che se prima o dopo si riuscirà a correre il Giro d’Italia, esso rappresenterebbe la corsa della rinascita, la quale più che mai richiamerebbe per le strade milioni e milioni di appassionati e percorrerebbe tanti angoli d’Italia. Un’Italia chiamata a rialzarsi e reagire.

Manuel Radaelli

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