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Roma, 9 ago – Hanno commentato, correttamente, che non vi è Speranza per questo governo. Probabilmente, neanche per l’Italia intera. La decisione presa dal ministro della Salute di eliminare il ricovero in ospedale in caso di aborto tramite assunzione della pillola RU846 risulta quantomeno assurda, dato che sino a l’altro giorno, ossia prima di questa incredibile idea geniale, qualsiasi donna poteva abortire senza restrizione alcuna.

Non più extrema ratio

Il perimetro della legge 194, la introduttiva dell’aborto, veniva oltretutto ferocemente allargato poiché il senso di questa norma si racchiude nel concetto di extrema ratio, e non di certo in un drammatico utilizzo quotidiano della pratica abortiva da parte di migliaia di donne le quali ritengono di avere il diritto di disfarsi del frutto di una loro decisione. Se non si tratta di stupro, avere un rapporto sessuale è naturalmente una scelta. Pensare, oggi, che vi sia bisogno di liberalizzare ancor di più il già vastissimo universo dell’aborto è banalmente una finzione ideologica e, se vogliamo, anche giuridica. Farlo dando la possibilità a chicchessia di abortire lontano da una struttura ospedaliera comporterà un sensibile aumento dei casi legati alle complicazioni derivanti dall’aborto farmacologico.

Quale diritto?

Perché l’aborto fai-da-te sì e l’amputazione di un dito no? Tanto, la logica è la solita: eliminare una parte accessoria fastidiosa di cui si può far a meno. Consacrando il tutto sulla base dei famigerati diritti che debbono sempre e solo aumentare e mai diminuire. È uno dei tic della sinistra dal quale, però, derivano catastrofi bell’e buone: dai diritti dei lavoratori, che oggi votano a destra in massa, ai diritti delle non minoranze bisognose dei non diritti. Non vi è, difatti, alcuna evidenza giuridica che possa in qualche modo giustificare l’accostamento selvaggio della pratica abortiva al concetto di diritto dell’individuo inteso come lo intende ogni cittadino occidentale oggigiorno, ossia riconoscendogli la rilevanza tipica delle carte internazionali come la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo.

Una scelta politica

Si trattò nel ’78, e si tratta adesso nel 2020, di una scelta banalmente politica e di un capriccio di una lobby ideologica che rimane pervicacemente aggrappata a logiche vetuste, secondo le quali è il grande burocrate governativo a concedere diritti alla società amorfa, e non quest’ultima, composta da singoli individui, ad esser portatrice prima di tutti di libertà e poi anche di diritti fondamentali e innati. Non vi è difatti libertà nella concessione operata da tal ministro o tal capo di governo, e loro, più o meno consapevolmente, si muovono nel solco del regnante che dispone del potere necessario per alzare o abbassare il pollice.

Il problema, dunque, va ben oltre la questione abortiva, poiché il tema affonda le sue radici nel più vasto e fondamentale rapporto tra governo e popolo, anzi, tra governo e cittadino. La concessione del nuovo diritto ad abortire a casa si cala perfettamente nella fraseologia da Statuto Albertino già utilizzato da Giuseppi Conte durante il lockdown, allorquando egli asserì di concederci nuovi spazi di libertà. La libertà generalmente intesa non la concede un presidente del consiglio, e se un ministro crea per decreto un nuovo diritto, si tratta banalmente di una concessione scappata dalle mani di un burocrati per motivi meramente elettorali.

Politiche per la natalità: non pervenute

Oggi, poi, pensare di affrontare la piaga della denatalità incoraggiando la pratica abortiva sdoganandone l’utilizzo massiccio che già ne viene fatto, è semplicemente folle. La legge 194 non può esser eliminata poiché nasce dopo un referendum, dunque si trattò di una volontà popolare forte, sebbene non radicata, che non può esser spazzata via. Ma, certamente, un buon governo dovrebbe predisporre delle misure in grado di incoraggiare la procreazione e dunque la natalità. Come in un qualsiasi regime dispotico, il buon senso viene sacrificato sull’altare del potere che concede spicchi di nuovi diritti travestendoli da libertà. 

Lorenzo Zuppini

3 Commenti

  1. “La legge 194 non può esser eliminata poiché nasce dopo un referendum, dunque si trattò di una volontà popolare forte, sebbene non radicata, che non può esser spazzata via.”: non ha alcuna importanza, ha causato danni strutturali alla demografia italiana, ed anche se la sua abrogazione non risolverebbe il problema, é un obbligo morale farla.

    • L’aborto non è una questione di credere in Dio o pure no, l’aborto è la più terribile forma di negazione di libertà individuale che l’essere umano abbia concepito. Un essere umano non è un prodotto, per tanto non è nemmeno una proprietà (neanche dei genitori). In fatti è un obbligo morale abrogare questa legge di m… perchè non solo ci ha resi più poveri demograficamente, ma ci ha resi ancora più poveri civilmente.

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