Washington, 21 apr – Nell’era dei social tutto è spettacolo, anche la morte. Un caso raccapricciante è avvenuto lunedì scorso, quando un uomo ha ucciso la ragazza in diretta Facebook. Earl Lee Johnson Jr., afroamericano di 35 anni, ha infatti legato al volante della macchina (una Bmw rubata) la ragazza, Janice David, di 34 anni, per poi soffocarla, picchiarla e infine ammazzarla con dieci coltellate. Il tutto, appunto, in diretta social. Meta, l’azienda di Marc Zuckerberg proprietaria di Facebook e Instagram, ha prontamente rimosso il video dell’assassinio dalla propria piattaforma.

«Un atto molto malvagio»

Il misfatto è stato consumato a Baton Rouge, in Louisiana, intorno alle 22 di lunedì. A quell’ora gli agenti del dipartimento di East Baton Rouge hanno ricevuto una chiamata dalla polizia di Stato, che li informava di un video Facebook in cui si vedeva distintamente un uomo accoltellare una donna. Gli agenti si sono precipitati sul posto, ma ormai era troppo tardi: all’interno del veicolo hanno ritrovato il corpo della David ormai senza vita. «Un atto orribile, molto malvagio», lo ha definito un portavoce della polizia in conferenza stampa. Che ha poi aggiunto che l’afroamericano, prima di darsi alla fuga, aveva anche cercato di dar fuoco all’auto per cancellare le tracce del delitto.

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L’afroamericano ora in attesa di processo

Gli agenti di Baton Rouge hanno infine rintracciato Earl Lee Johnson Jr., arrestandolo con l’accusa di omicidio. Mentre era sotto custodia della polizia, l’uomo ha confessato di «aver ucciso qualcuno». Come spiegato dalle autorità, le torture sono avvenute sui sedili anteriori di un’auto rubata da Johnson. Il quale ha poggiato il suo cellulare sul cruscotto e si è registrato mentre picchiava la donna, il tutto mentre sembrava «parlare con le persone che guardavano online, facendo menzione di quello che stava facendo», ha aggiunto il portavoce della polizia. Stando alla ricostruzione delle forze dell’ordine, i due erano sotto effetto di droghe, nello specifico eroina e metanfetamina. Martedì pomeriggio l’afroamericano è stato quindi tradotto in carcere, in attesa che venga fissata la data del suo processo.

Vittoria Fiore

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3 Commenti

  1. Ehh ma si tratta di un afro-americano. Metà africano e metà americano. Se fosse stato tutto africano si sarebbe sentito in diritto di ammazzare anche i genitori, i fratelli e le sorelle. Quelli sono fatti così, che ci vogliamo fare. La soluzione ci sarebbe ma fra buonisti, vaticanisti, cardinalizi, sinistroidi, non si può attuare.

  2. Mettere ai ceppi, in concorso credibilissimo (vero “cari” giudici?), i fornitori infami, illegali da tutti i punti di vista, di sostanze che portano alla follia più follia chi di per sé è già “ben” predisposto !! Per troppi giudici, queste sostanze immonde, risultano ben altra cosa. Complici pure psichiatri prezzolati.

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