Roma, 15 lug — L’innovazione del «doppio cognome» tanto invocata e acclamata dalle beghine femministe di tutta la Penisola a Milano è stata ignorata dal 90% del coppie di neogenitori. Incredibile a dirsi: nella capitale del progresso targato Beppe Sala, le nebbie del Medioevo faticano a dissiparsi e la rivoluzione femminista rimane ai nastri di partenza. Nove famiglie su dieci se ne fregano completamente dell’innovazione entrata in vigore da quando la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la trascrizione automatica del cognome paterno, e continuano a registrare all’anagrafe i pargoli alla vecchia maniera. Si tratta di 768 bambini su 862 nati nei tre principali ospedali cittadini.

A Milano nove coppie di genitori su dieci snobbano il doppio cognome 

Dopo la pronuncia della Corte costituzionale, il Viminale — con una circolare inviata ai prefetti — aveva chiesto di sensibilizzare i sindaci affinché fornissero le indicazioni agli uffici di stato civile dei Comuni sulla sentenza entrata in vigore. Questo in attesa del via libera del Parlamento. Per lo scarso entusiasmo dei milanesi nei confronti di questa «innovazione» non si dà pace (scusate il gioco di parole) l’avvocato Annamaria Bernardini de Pace, specializzata nel diritto di famiglia. «A pesare è la disinformazione. Non c’è mai un’informazione giuridica corretta. In questi casi la gente non sa ancora come comportarsi», è la spiegazione che fornisce a Libero. E punta l’indice contro i colleghi che non fanno il loro dovere. «Perché in una società civile il diritto deve essere conosciuto. Montanelli mi diceva ‘Nel momento in cui sai parlare devi approfittare di radio e tv per spiegare cosa succede nei codici ogni giorno’».

Non è una priorità dei sudditi di Sala

Tra gli ultrà del doppio cognome non poteva certo mancare l’assessore ai Servizi Civici del Comune di Milano, Gaia Romani. Per ora, si è distinta solo per la sostituzione della targhetta sulla porta del suo ufficio: «assessora» al posto di «assessore». Ma la capiamo: bisogna mantenere il punto sulle sciocchezze, ché sono le più facili da affermare. E poi quei like sulla sua pagina Facebook non si metteranno certo da soli. Sul doppio cognome non ha dubbi. «Rappresenta un passo avanti importante. Perché va a disinnescare un meccanismo figlio di una cultura fortemente patriarcale. Milano è pronta ad accogliere questo importante cambiamento. E a raccontare questa possibilità di scelta nella quotidianità, affinché sempre più persone possano conoscerla». Ma a quanto pare le priorità dei sudditi di Sala, pardon, dei milanesi, sono altre.

Cristina Gauri

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1 commento

  1. A modesto parer mio il doppio cognome non è una soluzione priva di senso, la questione è che poi, coscientemente e praticamente, si dovrà passare ad un cognome solo quantomeno nella trasmissione genetico-storico-ereditaria; e qui, gli anti-divisivi piangono, come sempre, quando ci sono da fare delle scelte. La vita è una scelta, spesso dolorosa, ma vai a farglielo capire!

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