Rimini, 14 set — E’ giunto il momento che qualcuno risponda del mare di fango riversato sul corpo degli Alpini in occasione della 93esima adunata avuta luogo a Rimini quattro mesi fa.

Si spegne il fuocherello di paglia delle accuse di presunte molestie da parte delle penne nere avvenute nel fine settimana dell’evento (leggi: fischi e apprezzamenti goliardici) sporte dalle presunte vittime aizzate da «Non una di meno»; muoiono i latrati dei media mainstream, imbeccati da politici e intellettualini che non persero l’occasione per tentare di screditare un corpo militare che ha fatto dell’onore, del coraggio e dello spirito di abnegazione la propria bandiera (orpelli medievali da annullare nel nome della società fluida e transfemminista, quella che opprime le donne in altri modi, in questo caso consentiti).

Alpini a Rimini, l’Ana passa alle vie di fatto: 4 denunce per diffamazione

Ma non si placa l’Ana (Associazione nazionale alpini), che l’aveva giurata (legalmente) a tutti coloro che in questi mesi avevano rivolto infamanti accuse alle penne nere, senza poterle provare. Si passa alle vie legali: sono in arrivo quattro querele per diffamazione nei confronti di un giornalista, un politico e due cittadini. «Non possiamo rivelare i nomi anche perché le querele non sono ancora state notificate», spiega il portavoce dell’Ana Massimo Cortesi, «il politico è di centro sinistra e vive e lavora in Veneto». Nessuno, assicura Cortesi, vuole «sminuire il tema delle molestie. Vogliamo colpire chi ha contribuito a dipingerci in maniera offensiva e lontana dalla realtà ovvero i responsabili dell’equazione alpini = molestatori», sottolinea.

Per il presidente dell’Ana Sebastiano Favero «resta una grande amarezza per la vicenda. Avevamo invitato tutti alla prudenza dopo le prime segnalazioni di presunte molestie a Rimini. Purtroppo c’è chi ha generalizzato offendendo e condannando l’intero corpo degli Alpini per i comportamenti di alcuni. Comportamenti che, va sottolineato, sono tutti ancora da accertare».

Testimonianze inverificabili

Di quei giorni a Rimini rimangono una denuncia, che va verso l’archiviazione, e 500 testimonianze di donne presuntamente molestate raccolte in un faldone — tutte impossibili da verificare, ma che fanno brodo soprattutto per il battage mediatico volto a demonizzare il corpo degli Alpini dipingendoli come stupratori dagli ingovernabili istinti bestiali — immagine che le femministe di Non una di meno avevano seminato sui social alcuni giorni prima dell’adunata, creando ad hoc un humus di allarmismo vittimista facendo leva sul protagonismo di moltissime donne.

Cristina Gauri

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1 commento

  1. Se è per quello anche un collegio del Tribunale per i minorenni dell’Emilia-Romagna in #Bologna è oggetto di querela depositata in data 2 settembre per falso ideologico avendo tirato fango su un genitore che ha ampiamente documentato il falso.

    Sarebbe ora che anche altri querelassero perché in Italia non può, come è sempre stato, essere perseguito solo Pantalone mentre lo Stato e i suoi organi grazie ad una giustizia connivente pur rei non vengono mai perseguiti.

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