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Altro che rave, il vero problema è la violenza dei collettivi di estrema sinistra

by La Redazione
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centri sociali, sinistra

Roma, 7 nov – Lo sgombero del rave party di Modena ha dato il pretesto alla sinistra italiana per gridare allo Stato di polizia. Non staremo qui a fare l’elogio di un provvedimento da destra tutta “law & order”, tuttavia sentire la sinistra gridare a un provvedimento liberticida – la stessa sinistra che per oltre due anni ha fatto dello stato di emergenza sanitaria e relative sospensioni delle libertà costituzionali, il perno della propria azione politica – lascia come minimo basiti. Vedere adesso Enrico Letta sbracciare e gridare allo scandalo, fa davvero tenerezza. Peggio di lui forse solo Giuseppe Conte, che definisce come intollerabile un provvedimento così estremo da mettere in pericolo la libertà di espressione: sentire tali esternazioni da chi ha tenuto in ostaggio una nazione intera a colpi di Dpcm e ha fatto inseguire i bagnanti sulla spiaggia dagli elicotteri della polizia ci pare, ad esser buoni, un’uscita quantomeno ridicola. Ma siamo abituati alle giravolte dell’avvocato del popolo, anche perché di piroette, del nostro “Conte girevole”, ne abbiamo viste parecchie.

Al di là delle futili polemiche, il decreto anti-rave non intacca minimamente la libertà di espressione, come ha chiarito anche in una intervista su Radio Radio, il viceministro della Giustizia, Paolo Sisto: si è trattato di un provvedimento di ripristino dell’ordine pubblico, in raduni giovanili spesso teatro di reati e crimini di vario genere. L’anno scorso in uno di questi, ci è scappato anche il morto con tre agenti feriti. Non proprio quindi il mero “diritto a sfasciarsi” invocato da Michela Murgia.

Il vero pericolo sono i collettivi di estrema sinistra

Invece di perdere tempo a commentare le abituali contraddizioni di una sinistra in preda ai propri deliri, sarebbe il caso di puntare l’attenzione su un’altra questione: le prevaricazioni e le violenze dei collettivi di estrema sinistra, sintomi del clima che si vorrebbe instaurare per mettere i bastoni tra le ruote al governo appena insediato di Giorgia Meloni. Ci riferiamo prima agli episodi della facoltà di Scienze Politiche della Sapienza, dove i collettivi rossi hanno rivendicato il diritto a non far entrare i fascisti all’università. Come gli esponenti politici del Pd, dov’erano questi campioni della democrazia quando i loro compagni venivano discriminati dal green pass e costretti a disertare le lezioni? A puntellare il potere, ecco dov’erano, perché chi si opponeva o sollevava critiche era irrimediabilmente un “fascio-no vax”. Adesso, guarda caso, si svegliano proprio quando un governo di destra si ritrova al potere, perché la democrazia è in pericolo, e loro da bravi anticapitalisti, sono abituati ai governi tecnici.

Dicevamo, più che dai rave party, il problema è rappresentato da chi vorrebbe agitare frange di giovani dell’estrema sinistra per mettere in difficoltà Giorgia Meloni, magari approfittando della crisi energetica e del caro bollette in arrivo questo inverno. L’”autunno caldo” alle porte potrà vedere questi campioni della democrazia favorire il caos, occupando università e cercando lo scontro con la polizia, come avvenuto alla Sapienza nei giorni scorsi, per poi inveire contro l’azione repressiva del governo dei “fascisti”.

L’aggressione ai ragazzi di Azione studentesca, gruppo giovanile di FdI, nei pressi della storica sezione di via Sommacampagna, è un ulteriore segnale di ciò che sosteniamo. Il raid punitivo è stato opera una cinquantina di militanti dei collettivi di estrema sinistra e due ragazzi legati sono finiti al pronto soccorso. L’onorevole di FdI Fabio Rampelli ha denunciato l’inaccettabile episodio e il pericolo di un ritorno a un clima di odio ideologico dal quale si deve assolutamente prendere le distanze, distanze non prese dal Pd.

C’è il fondato sospetto, anzi, che certa sinistra istituzionale tollererà questi episodi e mostrerà una malcelata compiacenza verso le azioni criminali della sinistra extraparlamentare, per mettere in difficoltà l’esecutivo. Il governo di Giorgia Meloni – e in particolare il ministro Piantedosi, più che prendere provvedimenti contro chi decide di sfasciarsi nei rave party – farebbe bene a monitorare sulla possibile escalation di questi episodi e se bisognerà prendere provvedimenti contro questi soggetti, abituati al linguaggio dell’odio ideologico, utili idioti di una nuova, possibile, strategia delle tensione.

Antonio Terrenzio

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