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Palermo, 20 lug – A 29 anni dalla strage di via D’Amelio in cui furono uccisi il giudice Paolo Borsellino e gli agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina, si rinnova l’alto momento di commemorazione in ricordo di vittime di Stato in guerra contro l’anti Stato, la mafia. Un anno horribilis, il culmine di una stagione cruenta, in cui in poco meno di due mesi, 57 giorni per l’esattezza, fu inferto un durissimo colpo a chi stava scardinando un sistema di illegalità, violenza e interessi economici enormi: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, divenuti simbolo di coraggio e per i quali dal 1992 non è mai passato un solo 23 maggio né un 19 luglio senza che se ne celebrasse il ricordo.



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Paolo Borsellino, rispetto e onore

Purtroppo a causa delle pesanti restrizioni imposte per via della pandemia è stato impossibile effettuare il grande e silenzioso corteo che prendeva avvio da Piazza Vittorio Veneto, a piedi della Statua della Libertà. Così il momento clou della cerimonia in ricordo della strage di via D’Amelio si concretizza proprio nel luogo della terribile esplosione. Il magistrato Paolo Borsellino va a trovare la madre, che risiede in via Mariano D’Amelio in una calda giornata di luglio sono le 16,58, un boato, il fumo, sei vite spezzate. Ma a quasi tre decenni di distanza la storia, quella vera, ad alcuni non ha proprio insegnato nulla. E non per mera polemica, bensì per immenso rispetto verso una figura, quella di Paolo Borsellino, che non merita certi atteggiamenti. Ieri, infatti, si è assistito a una pantomima disgustosa: una parte degli organizzatori, i “compagni” per intenderci, hanno eretto un vero e proprio recinto in via D’Amelio in cui era impossibile accedere se non dietro solenne promessa di uscire subito dopo essersi recati all’albero di ulivo per un brevissimo momento di commemorazione (quello che hanno fatto i militanti di CasaPound, ndr).

Una pantomima indecente

Fuori dal loro mondo incantato e anche, oseremmo dire, ipocrita “l’altra parte” dell’organizzazione costretta ad occupare il marciapiede di fronte ed invadere, visto il numero cospicuo di presenti, anche la sede stradale che, anche qui ovviamente, nessuno (il sindaco Orlando in primis) ha ritenuto di dover temporaneamente negare al traffico veicolare. Morale: i movimenti di destra, i gonfaloni dei Sindaci e gli stessi Primi Cittadini in mezzo alla strada.

Non riteniamo, e senza tema di smentita, che si sia reso un buon ricordo al Magistrato e alla sua scorta, morti per difendere la legge e le stesse istituzioni, oggi calpestate. Paolo Borsellino, non soltanto uomo di giustizia ma dagli ideali forti e radicati: “In casa sono conservatori, credono nel Fascismo e sono affascinati dal Duce. Quando la guerra finisce e sbarcano gli americani crolla un mondo”(cit. dal libro di Attilio Bolzoni: Uomini soli. Pio La Torre e Carlo Alberto Dalla Chiesa, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino).

“Presenti come ogni anno in virtù di un’eredità di cui Paolo Borsellino era forte e inossidabile perno –  spiega in una nota CasaPound Italia- Siamo e saremo sempre fedeli a quegli ideali che vanno da Mori in poi“. Cesare Mori colui che 100 anni fa in Sicilia la mafia l’aveva sconfitta: “Se la mafia fa paura, lo Stato deve farne di più”, affermava. E Paolo Borsellino ne fu degno erede. ma a lui non fu concesso di aggiudicarsi la guerra perché troppo vicino alla vittoria.

Emanuela Volcan



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2 Commenti

  1. La mafia era uno stato nello stato con tutte le contraddizioni ed assurdità del caso; in seguito hanno avuto in comune la degenerazione generazionale dovuta alla passiva accettazione del business droga (produzione e distribuzione), che ha massacrato partendo dallo stato più debole, vassallo… Dal dopoguerra non era certo l’anti Stato! Di che Stato stiamo parlando?! Di quello che ha lasciato degenerare tutto facendo finta di nulla e lasciando massacrare gli ingenui, gli idealisti e i suoi servi più sinceri?

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