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Roma, 14 apr – È di domenica l’annuncio della rivoluzione tecnologica portata avanti dal presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga: un’applicazione per smartphone, donata gratuitamente dal colosso multinazionale Accenture, in grado di tracciare gli spostamenti dei cittadini, andando ad isolare potenziali nuovi focolai di Covid-19. Un sistema di controllo analogo dunque a quello pensato dalla task force guidata da Vittorio Colao. L’applicazione, che in questo momento è nella fase terminale dello sviluppo, è in fase di test su un campione di 300 volontari e dovrebbe essere pronta entro la fine della prossima settimana. Una scelta sicuramente coraggiosa quella di Fedriga che cozza, però, contro una realtà basata sulla libertà, sempre che oggi in tempi di pandemia si possa ancora parlare di libertà.

L’adesione a questa applicazione è, infatti, su base volontaria. Per questo motivo, il presidente della Regione sta preparando una grossa campagna pubblicitaria per utilizzare questo strumento finalizzato a fermare l’epidemia in Friuli Venezia Giulia assicurando la tutele sulla privacy e l’accesso ai dati del dispositivo, in caso di positività da parte del proprietario, al solo personale sanitario che, attraverso un codice numerico personale, potrà identificare la persona infetta. Tutto ciò potrebbe renderlo indubbiamente un mezzo utile dal punto di vista tecnologico e sanitario per contenere l’epidemia. Ma a che prezzo?

Allarmante precedente cinese

In altri Paesi, ad esempio in Cina, l’utilizzo di queste applicazioni ha limitato ulteriormente le libertà dei cittadini, già messe a dura prova dal regime comunista. Tramite Wechat ed Alipay infatti, il Governo cinese è in grado di avere una mappa a 360 gradi di tutto ciò che il cittadino scrive o fa: dagli spostamenti agli acquisti, tutto viene registrato e reso disponibile. Molto significative sono state le parole di Maya Wang, della “China for human Rights Watch”, organizzazione che produce ricerche e studi sulle violazioni delle norme internazionali sui diritti umani: “Quando usciamo o restiamo in un hotel, possiamo sentire un paio di occhi che ci guardano in qualsiasi momento. Siamo completamente esposti al monitoraggio del governo. […] In Cina è probabile che il virus sia un catalizzatore per un’ulteriore espansione del regime di sorveglianza, come lo sono stati le Olimpiadi del 2008 di Pechino o l’Expo di Shanghai nel 2010. Dopo questi eventi, le tecniche di sorveglianza di massa sono diventate permanenti”.

I pericoli per la libertà

La domanda che sorge spontanea, quindi, è: arrivati al controllo degli spostamenti, si può ancora parlare di libertà? Ma soprattutto, una volta terminata la pandemia, siamo sicuri che le libertà alle quali i cittadini stanno rinunciando con estrema facilità, dettata dalla paura del virus, torneranno ad essere garantite? Il timore è che un domani ricorderemo tristemente e con amarezza questi giorni. C’è da chiedersi, quindi, se non stiamo gettando le basi per una società di orwelliana memoria: “Al futuro o al passato, a un tempo in cui il pensiero è libero, quando gli uomini sono differenti l’uno dall’altro e non vivono soli… a un tempo in cui esiste la verità e quel che è fatto non può essere disfatto. Dall’età del livellamento, dall’età della solitudine, dall’età del Grande Fratello, dall’età del Bispensiero… tanti saluti!”.

Nicola Riccitelli

5 Commenti

  1. Se Massimiliano Fedriga è in buona fede e personalmente lo ritengo tale, deve sapere che l’ estremismo progressista è senza retro marcia al cambio, quindi non guidabile.

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