Roma, 15 dic – Gli italiani sono sempre di meno e sempre più vecchi, gli stranieri sempre di più e molto più giovani. I Comuni con meno di 5 mila abitanti perdono più di mezzo milione di abitanti, stesso discorso simile anche per il Mezzogiorno, mentre sono sempre di più quelli che decidono di lasciare l’Italia. E’ il declino di una nazione, fotografato nei gelidi numeri dell’ultimo censimento Istat relativo al periodo 2011-2019.



Stranieri vs italiani: così l’Istat fotografa la sostituzione etnica

Partiamo da un dato eloquente, quello della sostituzione etnica. Se in Italia non assistiamo ad un crollo radicale del numero dei residenti nelle statistiche è solo “grazie” all’aumento della popolazione straniera. Tra il 2011 e il 2019 gli stranieri sono aumentati di 1.012.010  unità (+25%), per un aumento totale di stranieri di 3 milioni e 700 mila unità (+277,5%) se si prende in considerazione il periodo 2001-2019. Ad oggi su 59.641.488 residenti in Italia, 5.039.637 sono stranieri (pari all’8,4% della popolazione totale, nel 2001 erano il 2,3%). Gli italiani al contrario sono 800 mila in meno nel periodo tra il 2011 e il 2019, che diventano 1.059.004 se si prende in esame il periodo 2001-2019. Quindi la percentuale di popolazione di cittadinanza italiana dal 2001 ad oggi è diminuita di quasi il 2%. Dato che però è ammorbidito dall’acquisizione della cittadinanza italiana da parte di stranieri: più di un milione nel periodo tra il 2012 e il 2019, ai quali vanno aggiunti altri 700 mila nuovi italiani registrati al 2011.

Italiani autoctoni: dal 2001 sono 2 milioni e 700 mila in meno

Dunque facendo un rapido calcolo gli italiani autoctoni sono diminuiti dal 2001 ad oggi di circa 2 milioni 700 mila unità, perché al calo di oltre un milione di unità da censimento Istat, vanno aggiunte le nuove cittadinanze. Secondo questi calcoli gli italiani autoctoni negli ultimi 20 anni sono diminuiti di quasi il 6%, mentre l’aumento degli stranieri – considerando anche gli italiani per acquisizione – in percentuale va ben oltre il già ragguardevole aumento del 277% registrato dall’Istat. A condurre gli italiani verso l’estinzione non c’è solo la questione del crollo delle nascite, ma anche il fenomeno dell’emigrazione: nel periodo 2012-2018 (ultimo dato disponibile) sono state 984.369 le cancellazioni dall’anagrafe per l’estero, il 70% delle quali di cittadini italiani. 

Italiani con 46 anni di media, stranieri con 34

Determinante poi anche la questione dell’invecchiamento della popolazione. Tra gli italiani aumentano solo gli individui dai 45 anni in su, che passano dal 48,2 al 53,5%. L’età media aumenta di due anni rispetto al 2011 passando da 43 a 45 anni prendendo in esame tutti i residenti. Anche qui nel censimento Istat è enorme il divario tra italiani (46,2 anni di media) e gli stranieri (34,7 anni in media). Gli stranieri inoltre hanno anche un numero doppio di bambini (6,3% contro il 3,8% degli italiani). Se si prende in esame il censimento del 1951, in Italia l’età media è aumentata di 13-14 anni. Sempre nel 1951 c’era meno di un anziano per ogni bambino, nel 2019 ce ne sono 5 (nel 2011 erano 3,8 anziani ogni bambino). L’età media degli italiani nel 1951 era di 32 anni.

Fuga dal Sud e dai borghi: italiani sempre più sradicati

Dunque italiani sempre di meno, sempre più vecchi, con pochissimi bambini, sostituiti dagli stranieri ma anche sempre più sradicati. Non solo per il fenomeno dell’emigrazione all’estero, ma anche per la migrazione interna. Tra il 2011 e il 2019 il Sud e le Isole perdono 425 mila residenti, nonostante l’aumento della popolazione straniera. Perdite di popolazione superiori al 2% si registrano in Basilicata (-4,3%), Molise (-4,2%) e Calabria (-3,3%), come nel 2011, ma anche in regioni quali Liguria (-2,9%), Sicilia (-2,6%) e Puglia (-2,4%), la cui popolazione nel 2011 era sostanzialmente stabile o in lieve aumento rispetto al 2001. E il trend aumenta ogni anno di più: solo prendendo in esame il periodo 2018-2019 il Meridione ha perso 175 mila residenti. Stessa dinamica del Mezzogiorno anche per i piccoli paesi: nei comuni con meno di 5 mila abitanti si registrano 520.843 individui rispetto al 2011. 

Insomma i dati del censimento Istat fino al 2019 sono tremendi. Parlare di una tendenza all’estinzione per gli italiani non è propaganda politica, ma prendere atto di una realtà basata sui numeri e le statistiche. Cosa succederà quando a tutto questo si sommeranno anche i dati dell’anno terribile che stiamo vivendo? Quanto peserà questo 2020 (e forse anche il 2021 e 2022) su una situazione già devastante? Tanto, forse troppo.

Davide Di Stefano

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2 Commenti

  1. Non mi risulta che si faccia nulla per ripopolare il Sud ed i borghi con italiani senza lavoro, alla ricerca di studio ed opportunità. Ci sono vincoli insormontabili! Vogliono lì solo schiavi. Eccezioni escluse.

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